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05/05/2019, 21:01

uguaglianza, identit, razzismo, societ, cultura, nemico, diversit, genetica, dna



Miti-dall’insensata-esistenza:-razza,-purezza-e-nemico


 La società occidentale si è formata su un etnocentrismo imperante che lo stesso Aime considera una "malattia endemica"...



All’inizio del mese scorso si è tenuta la seconda edizione del RiFestival, evento organizzato da alcuni studenti volontari dell’Università di Bologna in collaborazione con l’associazione Un altro mondo è possibile. In queste quattro giornate si sono susseguiti incontri, conferenze, lectio magistralis tenuti da docenti e intellettuali di tutt’Italia che hanno affrontato diversi temi, aventi però un filo rosso che li collegava tra loro e riassunto nella parola "potere". Temi che hanno lo scopo di sensibilizzare sul concetto di uguaglianza.

Proprio il tema dell’uguaglianza è stato affrontato anche dal professor Marco Aime, antropologo e scrittore italiano, nella videoconferenza che ha tenuto domenica 14 aprile intitolata "Razza e identità (e ritorno)". Un’uguaglianza che viene subito meno quando si comincia a parlare di razze.

La società occidentale si è formata su un etnocentrismo imperante che lo stesso Aime considera una "malattia endemica". L’etnocentrismo afferma una visione del mondo in cui alcuni sono considerati "più uomini" di altri, fino a un livello in cui "gli altri" non siano proprio reputati uomini (uso la parola uomini e non esseri umani proprio perché questa modalità di concepire il mondo nasce da uno substrato sociale fortemente maschilista e patriarcale).                                                                   

Altro, ma cos’è l’altro? Esiste veramente un altro da noi? O forse è proprio l’etnocentrismo un modo per creare l’altro, il diverso, passando verso se stessi ed attraverso la riconoscibilità di una semplice differenza?  Ci sono diverse tipologie di divisione tra gli esseri. Una è quella culturale, che può essere facilmente superata o cambiata (basti tornare indietro e guardare all’antica Grecia o all’Impero Romano). L’altra è di tipo naturale ed è proprio questa che ha generato profonde ferite nella storia dell’essere umano. Se consideriamo delle differenze umane come radicate nella natura stessa e le dotiamo di valori diversi fra loro stiamo affermando che queste non possano cambiare. Finiamo così a categorizzare in maniera aprioristica attraverso dei parametri di giudizio e una visione unilaterali, quelli occidentali.         

Con Linneo, nel ’700, venne a costituirsi una prima classificazione del mondo su principi scientifici. Categorizzazione del mondo sia nel suo aspetto vegetale e animale, che in quello umano. Ma proprio qui emerge una differenza sostanziale, perché lo scienziato quando dovette classificare piante e animali non si basò su alcun giudizio ma su meri e precisi tratti scientifici. Nella categorizzazione dell’essere umano, invece, emersero giudizi diversi in base alle aree geografiche o i gruppi sociali. Cominciò così a delinearsi progressivamente il concetto di razza che consiste in una divisione naturale-biologica riguardante l’aspetto estetico. La natura determina così la cultura, l’atteggiamento.

Fu a metà dell’800 che emerse uno dei primi casi di razzismo scientifico, precisamente con il saggio "Sull’ineguaglianza delle razze umane" di Joseph Arthur in cui viene affermata l’esistenza di differenze inconciliabili tra le diverse razze umane, il declino e la decadenza delle varie civiltà quando avviene una mescolanza di "razze" ed infine, come se non bastasse, la superiorità assoluta della razza Europoide caucasica (ovvero quella dell’uomo bianco). Da questa teoria e dalle politiche basate su essa prese forma il razzismo.

Questa concezione razzista  verrà finalmente smentita a partire dal 1953 con la scoperta rivoluzionaria del DNA e i successivi studi che si svilupparono. Se prima le differenze fisiche (come colore degli occhi, della pelle e dei capelli) erano state da sempre considerate elementi fondamentali per caratterizzare le razze umane, nel ’900 la genetica dichiarò la scorrettezza biologica di questa tesi affermando una catalogazione degli esseri umani in base alle somiglianze determinate da una condivisione di geni.      

Negli anni ’70, l’americano Richard Lewontin decise di capire se aveva senso parlare di razza. Analizzando le variazioni a livello proteico, si poteva scoprire se all’interno di una razza ci fossero elementi genici comuni. Inoltre, secondo questa ipotesi, i geni caratteristici di una razza dovevano variare notevolmente dalle altre tipologie di razza. I risultati portarono invece alla conclusione che le differenze geniche tra le varie "razze" erano soltanto del 7%, mentre c’era una grande variabilità all’interno delle singole razze (circa 85%). Questo dimostrava che di fatto tutte le "razze" derivano da un piccolo gruppo di antenati ancestrali che hanno lasciato ai discendenti una grande porzione di genoma «di base» comune, mentre solo il 7% del genoma è responsabile delle differenze somatiche tra le etnie. Una delle ipotesi più accreditate è che questi antenati siano partiti dall’Africa circa 100.000 anni fa e si siano spostati lungo i continenti, originando una discendenza di uomini con caratteristiche diverse. In questo modo, l’idea di diversità razziale su base genetica veniva meno.                                                                                                           
"Non possiamo essere classificati in razze, ci siamo sempre mossi, la nostra è una storia di migrazioni", queste le parole di Aime. Eppure dalla fine degli anni ’80 si comincia a parlare di "identità". Un concetto che, nonostante declinabile in diversi modi, comincia a basarsi su un "noi" radicato a un territorio, portando alla mente un concetto di autoctonia, causa di una fossilizzazione. L’essere nato in un determinato luogo causa l’appartenenza a una determinata cultura, ed è proprio la cultura che ora diventa elemento discriminante e viene pensata in termini di razza dalle destre identitariste, secondo le quali ogni popolo ha diritto a una propria cultura e per preservare queste diverse culture bisognerebbe evitare il contatto. Da qui deriva un’idea di "purezza" e quindi la paura (che si trasforma poi in odio) che il "diverso" possa contaminarci. Completamente diverso invece è il pensiero antropologico per cui la cultura si basa proprio sulle relazioni.

In questi anni stiamo vedendo sorgere il neorazzismo, un razzismo senza razza, legato ad una serie di fenomeni successivi alla caduta del muro di Berlino: principalmente agli effetti negativi della globalizzazione, quali l’impoverimento economico dell’Occidente, il progressivo abbassamento di livello del welfare, la società sempre più "liquida" figlia della post-modernità. Un fattore di importanza determinante fu la migrazione post anni ’80, fenomeno venne preso come "capro espiatorio", come causa di tutti gli effetti negativi che la globalizzazione generò. C’era l’interesse di individuare un nemico a cui dare la colpa di tutto ciò e questa figura fu trovata nell’immigrato. Come? Attraverso l’uso di un certo linguaggio strategico che abusa delle parole "sbarco"  e "invasione" creando nella mente l’immagine del nemico. Un impoverimento del linguaggio genera l’impoverimento dell’essere umano e l’impoverimento del pensiero il cui effetto è l’annullamento del senso di umanità.

Il punto di vista di Aime sulla creazione del "nemico" si concentra anche sulla mancata consapevolezza del proprio passato, in particolare quella degli italiani. Secondo l’antropologo il popolo italiano si è autocostruito sul mito degli "italiani brava gente" dimenticando così il suo passato storico, non facendo i conti davvero con il fenomeno dell’immigrazione italiana, del fascismo, delle guerre intraprese in Africa. Senza questa capacità di analisi del passato l’unico modo di legittimare sè e il presente è la costruzione del fantoccio di un nemico.

L’idea di razza è semplificatoria e come dimostrato ampiamente e scientificamente non si basa su dei concetti scientifici. La razza è, riprendendo le parole di Aime, "una rete che serve a togliere tante complessità che dipingono l’umanità stessa". Ed è proprio l’idea stessa di razza che vuole limitare l’essere umano ad una precisa e sola identità, quando sappiamo benissimo che nella  vita di tutti i giorni indossiamo diverse identità, alcune che non ci possiamo togliere (quelle legate alle nostre origini) e altre che invece cambiano in base al contesto in cui ci troviamo, come fossero indumenti. E se esiste un’identità, tra le tante che ci portiamo appresso ogni giorno, che deriva dalle nostre origini allora è bene ricordare, con la storia oltre che con la scienza, che il nostro passato è stato scritto dalle continue e innumerevoli migrazioni umane, che l’umanità intera è connessa e migrante.

La conoscenza, la consapevolezza, possono essere un vero antidoto contro la paura, uno scudo con cui difendersi dal razzismo ed è proprio questo che vuole ribadire e mettere in luce il progetto Identità Sconfinate dell’Agenzia di Stampa Giovanile.

Rachele Baccichet
02/05/2019, 12:39

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Generazione-Europa---verso-le-elezioni,-il-Parlamento-di-oggi-e-di-domani


 RUBRICA ELEZIONI EUROPEE PARTE 4




In questo articolo della rubrica verso le elezioni europee del 26 maggio 2019 ci occuperemo di descrivere come si prospetta la costituzione del nuovo Parlamento Europeo, per poi passare ad analizzare quali siano le intenzioni programmatiche, ad oggi, dei principali partiti nazionali.

Il parlamento europeo vanta un numero totale di 751 parlamentari, diviso in otto gruppi principali. Estranei ad essi i non iscritti, cioè coloro che non fanno parte di nessun gruppo. Qui a seguire l’elenco dei gruppi e il numero di seggi assegnatogli alle scorse elezioni:

- Gruppo del Partito Popolare Europeo(EPP), 219 seggi
- Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo (S&D), 189 seggi
- Gruppo Partito Verde Europeo/Alleanza Libera Europea (Greens/EFA), 68 seggi
- Gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR), 52 seggi
- Gruppo confederale della Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica (GUE/NGL), 51 seggi
- Gruppo Europa delle Nazioni e delle Libertà (ENF), 36 seggi
- non iscritti, 20 seggi

Il Parlamento Europeo formatosi dopo le scorse elezioni vedeva, e vedrà fino al 26 maggio, una maggioranza solida formata da due gruppi storici, uno di centro destra ed uno di centro sinistra: il Partito Popolare Europeo e quello dei Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo. Questi, da sempre molto legati alla storia europea e all’importanza dell’Unione, si sono prestati ad essere interpreti del pensiero europeista in parlamento, assieme ad altri come ALDE e altri gruppi minori. Vi sono poi gruppi, quelli categorizzati come "euroscettici", tra gli altri quello di EFDD e ENF, che invece hanno vita più giovane. Il PE (Parlamento Europeo) racchiude quindi al suoi interno tutte le posizioni sull’integrazione europea, dai federalisti convinti fino ai più scettici. 

Dalle imminenti elezioni invece ci si aspetta di vedere un’Unione Europea dove il fronte più euroscettico guadagnerà spazio ma con difficoltà riuscirà a diventare la prima forza nel Parlamento Europeo. Stando agli ultimi sondaggi dello stesso Europarlamento, il Partito Popolare Europeo e i Socialisti e democratici, che assieme formano l’attuale maggioranza, rimarranno i primi partiti, ma per mantenere il ruolo di prima coalizione dovranno aprirsi a nuovi possibili alleati tra le altre forze europeiste, come ALDE (Alleanza per i liberali e i democratici europei), che dovrebbe ottenere 76 seggi alle prossime elezioni e i Verdi (nel caso in cui il tracollo fosse grave), superando così la soglia necessaria per ottenere la maggioranza. Potrebbe quindi essere la prima volta nella storia dell’UE in cui popolari e socialisti non riusciranno a raggiungere il numero di seggi necessario per formare la maggioranza, e questo perché le forze più critiche nei confronti di Bruxelles dovrebbero uscire rafforzate dai risultati delle urne.

Si delinea così una situazione per cui il prossimo Parlamento Europeo sarà in sostanza diviso tra partiti di tendenza europeista, i partiti storici che si rifanno al passato dell’Unione, e partiti che invece la vogliono modificare radicalmente dall’interno, quali ad esempio, parlando a livello nazionale, Movimento 5 stelle e Lega.

Ha fatto molto scalpore la decisione di Lega e Movimento 5 Stelle di non confermare l’alleanza giallo-verde anche in Europa. Decisione che par esser nata dall’esigenza del leader pentastellato Di Maio di prendere le distanze dall’invadente ombra di Salvini per poter portare il Movimento alla ribalta, sfruttando la cadenza delle elezioni europee, con un programma autonomo ed un inedito gruppo europarlamentare.  
Il Movimento 5 Stelle, infatti, pare aver intenzione di staccarsi dall’EFDD, gruppo al quale aveva aderito all’inizio dello scorso mandato, per formarne uno nuovo composto da quei movimenti che faticano a collocarsi sia a sinistra che a destra all’interno dello scacchiere politico. Al momento pare che abbiano trovato il supporto di altre quattro forze politiche: i sovranisti croati di Zivi Zid, il neonato partito finlandese Liike Nyt, il partito dell’Allevamento e dell’Agricoltura greco (Akkel) ed i nazionalisti polacchi di Kukiz’ 15. Malgrado ciò, ai pentastellati sarà necessario trovare il sostegno di altri 2 partiti per raggiungere la quota minima di 7 partiti appartenenti a 7 nazioni diverse e riuscire dunque a dare vita ad un gruppo europarlamentare. Il programma del Movimento 5 Stelle per le prossime europee presenta tra le proposte, oltre al solito cavallo di battaglia della riduzione degli stipendi e dei vitalizi dei parlamentari, anche una forte lotta alle politiche d’austerity (filosofia comune, tra l’altro, a tutti i partiti della penisola) e, inoltre, spinge con forza per il riconoscimento del diritto all’identità digitale. Il Movimento pare anche essere intenzionato a consegnare più potere al Parlamento Europeo tramite la fondazione d’un sistema bicamerale ed alla consegna del potere legislativo agli europarlamentari. I pentastellati si sono schierati, infine, contro la creazione di un fondo monetario europeo mentre si sono dimostrati essere fervidi sostenitori del principio di precauzione andando dunque a schierarsi a favore d’una politica anti-OGM.

D’altro canto il leader della Lega, Matteo Salvini, non può ritenersi completamente soddisfatto per il fatto di non essere riuscito a realizzare l’idea di riunire tutte le forze sovraniste ed euro-scettiche di destra sotto un unico gruppo parlamentare. Infatti l’EFDD par essere destinato a sciogliersi e l’ACRE, gruppo formato da partiti fortemente nazionalisti tra i quali si conta anche la presenza di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, non pare essere intenzionato ad attuare questa fusione pur essendo formalmente aperto ad importanti collaborazioni nel corso del mandato. Detto ciò, la Lega rimane comunque in un gruppo molto forte ed in costante crescita qual è l’ENF composto da importanti partiti di stampo sovranista come il Rassemblement National di Marine Le Pen ed il partito tedesco AfD. Anche nel programma della Lega per queste elezioni europee troviamo una forte campagna attua al superamento della politica di austerità tramite il rafforzamento delle economie nazionali ed ad una maggiore flessibilità. Molto dura par essere inoltre la posizione del partito di Salvini nei confronti della questione migratoria, in quanto viene manifestata l’intenzione d’ attuare una politica finalizzata all’espulsione dei migranti e alla costruzione di barriere capaci di limitare nuovi ingressi. Tra gli interessi della Lega pare esserci anche la necessità di contrastare il forte duopolio Francia-Germania, soprattutto in seguito al "Trattato di Aquisgrana", oltre al fatto che sembrano non essere stati apprezzati i tagli dei fondi europei fatti nei confronti della Turchia di Erdogan.

Pure nel programma d’intenti di Forza Italia, che milita nel gruppo PPE, nel quale spiccano partiti a forte slancio europeista come il CDU-CSU della Merkel e i Repubblicani Francesi, si incita alla fine della politica d’austerity tramite investimenti su infrastrutture, tecnologia e ricerca finalizzati alla creazione d’ una vera e propria politica industriale europea. Per quanto riguarda il fenomeno migratorio viene riproposta l’attuazione del così detto "Piano Marshall per l’Africa" e inoltre vengono proposti ipotetici accordi da trovare con la Libia e con altre nazioni che si affacciano al Mediterraneo per limitare gli imbarchi e per consentire il rimpatrio dei migranti già presenti sul territorio europeo.

Per quanto riguarda il Partito Democratico, il neoeletto segretario Zingaretti non è riuscito a creare una lista di sinistra unita e compatta come era nei suoi intenti iniziali. Nonostante sia stato capace di trovare un accordo con la lista Siamo Europei di Calenda, non è stato messo nelle condizioni di trovare un accordo anche con +Europa siccome quest’ultimo partito ha rifiutato più volte d’entrare in lista col PD per divergenze a quanto pare incolmabili, preferendo dunque presentarsi alle elezioni da solo. Il PD si presenta alle elezioni all’interno del gruppo dei socialisti europei (PES) comprendente l’SPD tedesco, il Partito Socialista francese e quello spagnolo oltre a varie altre forze progressiste. La campagna di Zingaretti e Calenda si sta concentrando sul rilancio dei valori europeisti, nel tentativo di portare ad una maggiore integrazione delle realtà europee in Italia. Essi puntano a un’Europa più accogliente e unita anche per quanto riguarda la questione delle migrazioni e al contempo libera dalle catene dell’austerità e della tecnocrazia tramite la creazione di un governo europeo capace di sostenere lavoro e sviluppo.

Tra gli altri partiti di sinistra che hanno deciso di presentarsi alle urne troviamo "La Sinistra", che raccoglie principalmente le correnti di Sinistra Italiana e Rifondazione Comunista e la lista Europa Verde, formata dalla Federazione dei Verdi e da Possibile. Quasi tutto il resto della variegata galassia della sinistra italiana non si presenterà alle urne.

Una dovuta citazione va data al movimento transnazionale e paneuropeo Volt che, pur non essendo riuscito a toccare il quorum minimo di firme per presentarsi alle elezioni in Italia, sarà in gara in molti altri paesi europei.

In ultimo, è doveroso sottolineare che il vero scopo di tutti i programmi dei partiti europei è, come in molte altre tornate europee, la tutela dei singoli interessi nazionali. In Germania tutti i partiti sono a favore del mantenimento delle regole in materia di bilancio e deficit attuali, la famosa austerity, l’Italia si colloca in netta contrapposizione, nessuno infatti ha escluso dal programma la possibilità di aumentare il rapporto deficit PIL, e ancora, nel Regno Unito il voto sarà sulla futura modalità della Brexit e sulla capacità attuale di gestirla dei partiti tradizionali. La questione migratoria è poi divisiva ma, sorprendentemente, a livello internazionale: l’Italia, la Grecia e gli altri stati di "primo approdo" richiedono a gran voce la ridistribuzione dei migranti in base a quote europee trasversalmente nella loro scena politica.

L’UE, realmente, si riforma radicalmente attraverso i trattati che per essere stipulati necessitano della volontà politica coesa di tutti gli esecutivi degli Stati membri. In questo momento storico questa volontà manca e quindi, con ogni probabilità, la maggioranza in seno al futuro Parlamento Europeo rimarrà molto simile alla maggioranza attuale eleggendo una Commissione Europea analoga alla presente. Questa, presumibilmente, si limiterà a perseguire gli interessi economici generali dell’Unione e si occuperà di alcune riforme nel campo dei diritti civili e della tutela dei diritti dell’individuo. 

Ciro Agostini, Francesco Dalle Ave, Luca Pecile

30/04/2019, 13:01

FridaysForFuture, cambiamenti climatici, Greta, FFF, 15 marzo, azione quotidiana



Cosa-significa-partecipare-al-ClimateStrike?


 Leila è brasiliana, vive in Catalogna e si trova ora a Trento per un tirocinio. Lo scorso 15 marzo ha partecipato alla manifestazione contro i cambiamenti climatici organizzata da FridaysForFuture. Un’esperienza, per lei, straordinaria.



Essere aTrento e partecipare alla manifestazione del 15 per me è un motivo di orgoglio.In qualche modo, mi ha fatto fare più attenzione ai piccoli dettagli della vitadi tutti i giorni che possono aiutare a salvare il pianeta dal cambiamentoclimatico. Essendo appena arrivata dalla Catalogna sto ancora imparandol’italiano, e continuo a incontrare molte difficoltà a comunicare. Ma far partedella manifestazione mi ha fatto sentire integrata, parte di un tutto, di unasocietà che si orienta verso lo stesso obiettivo. È stata una manifestazioneche ci ha permesso di comunicare non solo in tutte le lingue, ma anche tramitedisegni, musica, poesia. Ho visto persone di tutte le età, di diversenazionalità e con disabilità. È stata davvero una manifestazione storica.

Questadimostrazione è stata molto diversa da qualunque altra io abbia mai assistito.Mi ricordo la prima manifestazione a cui ho partecipato nel 2013, quando vivevoin Brasile. Abbiamo protestato contro l’aumento esorbitante dei bigliettidell’autobus, in un momento in cui il Brasile investiva miliardi di euro nellacostruzione degli stadi per il Mondiale. La classe studentesca fu una delle piùdanneggiate dall’aumento e mi ricordo che quel giorno non siamo andatiall’università per protestare. Anni dopo, quando vivevo già in Spagna, hopartecipato ad un’altra grande manifestazione, in particolare in Catalogna,dopo la violenza della polizia nelle scuole contro le persone, compresi glianziani, che hanno voluto partecipare al referendum sul diritto di decidere sela Catalogna dovrebbe costituire una repubblica indipendente.

Per me il movimento ClimateStrike ha tre differenze principali inconfronto alle manifestazioni a cui ho già partecipato, e ad altre cheesistono. Prima di tutto, è una causa inclusiva, alla quale persone di tutte leetà, sesso, colore, etnia hanno il potere di uscire e gridare,indipendentemente dalla lingua, "salvate il pianeta". Come si leggein una delle più famose frasi del ClimateStrike, presente in diversi manifesti,"non esiste un pianeta B" - sottolineando la volontà comune dicambiare il sistema che sta distruggendo la terra. Mettiamo in chiaro che legravi conseguenze dei cambiamenti climatici sono più vicine di quanto pensavamotempo fa, e che è necessario fare immediatamente qualcosa per interromperlo.

La seconda differenza, una caratteristica molto importante per me,è che la dimostrazione non mira solo a mettere politici ed industria di frontealle loro responsabilità. C’è anche l’autocolpevolezza nel contribuire alriscaldamento globale e alla distruzione dell’ambiente attraverso il consumoirresponsabile, e la responsabilità di ciascuno di agire per il cambiamento.Questa caratteristica ci porta alla terza differenza, la ricerca diinformazione.

Il valoredi una semplice frase scritta su un pezzo di cartone, l’atto di cercare dati dascrivere su un poster su un fatto allarmante, fa sì che molte persone ricevanoun determinato tipo di informazione che non vedono ogni giorno, o chenormalmente non viene semplicemente nemmeno presa in considerazione. Adesempio, le migliaia di litri d’acqua necessari per produrre un capo diabbigliamento o un hamburger. Pertanto, le persone che cercano informazioniimportanti da trasmettere, così come quelle che le ricevono, sono spinte ariflettere sulla loro routine, sul loro consumo quotidiano, su quel piccoloatteggiamento che potrebbe contribuire al cambiamento climatico. In questo modovisualizzano il problema, presentano soluzioni, comunicano e continuano arichiedere l’azione dei politici.

In breve, entrare a far parte di ClimateStrike, oltre ad andare inpiazza di venerdì e protestare, richiede anche un atteggiamento immediato e unacooperazione per il cambiamento. L’obiettivo principale di ClimateStrike ètrasformare il nostro comportamento, nostro modo di consumare. Dobbiamoadottare una posizione "everyday for future".


Leila da Silva Lima


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