Seguici e sostienici sui nostri social

STAMPAGIOVANILE_MARCHIO_1469637287425
AGENZIA DI STAMPA GIOVANILE
PER ULTERIORI INFORMAZIONI, CONTATTACI:
 
+39 348 1936763
 
INFO@STAMPAGIOVANILE.IT
 
L'Agenzia di stampa giovanile è un'iniziativa di partecipazione giovanile attraverso l'uso creativo dei nuovi e tradizionali strumenti di comunicazione e informazione. È promossa dall'Associazione Viração&Jangada in collaborazione con: Associazione In Medias Res, Assessorato alla Cooperazione allo Sviluppo della Provincia Autonoma di Trento, Osservatorio Trentino sul Clima, Consorzio dei Comuni della Provincia di Trento BIM dell’Adige.
INFO COOKIE POLICY  |  INFO@STAMPAGIOVANILE.IT
STAMPAGIOVANILE.IT @ ALL RIGHT RESERVED 2016  | POWERED BY flazio.com EXPERIENCE 
Ambiente
Ricerca la News
Le notizie più lette
29/12/2018, 22:01

letterature, utile, inutile, leggere, educazione, politica, Renzi, Don, Chisciotte



L’utilità-dell’inutile:-riscoprirci-umani,-riscoprirci-uguali---parte-2


 Cioran argomenta l’aneddoto scrivendo che, a parer suo, ogni forma di elevazione presuppone l’inutile...



Emile Cioran, noto saggista e filosofo rumeno, ci racconta che, prima di bere la cicuta, Socrate sentì l’imperante desiderio di imparare a suonare il flauto. Alla domanda "A cosa ti servirà?", il filosofo, impassibile, rispose "A sapere quest’aria prima di morire". Cioran argomenta l’aneddoto scrivendo che, a parer suo, ogni forma di elevazione presuppone l’inutile. Questa tesi è stata ampiamente discussa nei secoli da letterati, filosofi, musicisti, scienziati.


Se da una parte si pone chi, come Locke, credeva che la letteratura fosse un’arte non appagante nella vita dell’individuo, dall’altra, ci sono studiosi come il poeta neoclassico Giacomo Leopardi e lo scrittore contemporaneo Mario Vargas Llosa che hanno difeso la letteratura per tutta la loro vita, sentendo il peso di una società che scredita (e screditava) sempre più il cosiddetto "inutile". C’è qui da fare una precisazione: con il termine "utile", negli ultimi secoli, si tende a designare tutto ciò che ci reca un vantaggio dal punto di vista prettamente materiale. L’oggetto X è utile se ci procura denaro, è utile se risponde a bisogni fisiologici, è utile se comporta un minor sforzo fisico o mentale per un maggior profitto. L’uomo moderno ha dato sempre più adito e seguito ad una politica basata sul consumo, sul
benessere fisico, sul denaro. Questo ha inevitabilmente comportato una crisi di tutte quelle arti che invece privilegiavano l’anima, l’elevazione morale, la cultura fine a sé stessa, senza scopi o fini.


Tanti i poeti che hanno denunciato questa forma mentis, tra i quali Charles Baudelaire che,
paragonandosi ad un albatro, descrive la sua posizione all’interno di una società che, nelmomento in cui il poeta dal cielo scende sulla terra, lo deride poiché attratta da altri interessi.Anche Leopardi ha combattuto a lungo affinché i suoi contemporanei capissero l’utilità delcosiddetto inutile: nella sua breve vita ha tentato, più di una volta, di fondare delle testategiornalistiche che trattassero questo tema.
Non ebbe successo e, provato dalla superficialità della sua epoca, scrive ne "Il pensiero dominante":

(...)Di questa età superba,

Che di vote speranze si nutrica,

Vaga di ciance, e di virtù nemica;

Stolta, che l’util chiede,
E inutile la vita
Quindi più sempre divenir non vede;
Maggior mi sento.(...)
(...) Io sono più grande
di questa società superba,

che si nutre di chiacchiere ed
è nemica delle virtù;
è stupida perché insegue l’utile,

e per questo non vede che la vita

diventa sempre più inutile. (...)


Dall’ottocento ad oggi le cose non sembrano essere cambiate più di tanto. L’ "inutile" viene sempre più denigrato, attaccato e offeso a favore di tutte quelle materie scientifiche che possono sicuramente assicurare all’uomo un sostentamento. Tra i tanti, a notare questo rilevante fenomeno c’è stata anche l’ex ministra dell’istruzione Stefania Giannini, che, all’inizio del suo mandato all’interno del governo Renzi, affermò di voler risollevare tutte le materie umanistiche poiché credeva fermamente che per far ripartire la scuola fosse essenziale reintegrare o aumentare le ore nei programmi dedicate all’arte, alla letteratura, alla storia, alla filosofia. Tutto ciò, però, è rimasta solo un’idea. Nel mentre, tra i banchi di scuola, si va condensando l’opinione che la letteratura ormai non serva a nulla e i grandi classici non abbiano un’utilità.



Per smentire questa teoria vogliamo partire proprio da un classico: Don Chisciotte della Mancha. Nel celebre romanzo di Cervantes, il protagonista è un nobile decaduto, amante dei libri cavallereschi medievali. A furia di leggere, si convince di voler rivivere la cavalleria errante e, così, parte. Si ritrova a dover fare i conti con le grandi ideologie capitalistiche dei potenti e popolani, ma non pare abbattersi, fermamente convinto che il suo viaggio sia giusto, seppur non apparentemente utile.



Don Chisciotte preserva i sentimenti, il coraggio, la fedeltà, rinuncia alla sua vita da benestante per mettersi in viaggio senza un evidente motivo. Don Chisciotte è l’indiscusso simbolo della rinascita grazie all’inutile, dell’epifania pensata per chi crede di avere tutto a portata di mano ma a cui effettivamente manca l’essenziale.
Si tratta dello stesso essenziale di cui parlava Cicerone quando, nei Paradossi degli Stoici, siscagliava contro chi asseriva di esser ricco nonostante compiesse atti meschini e scorretti perraggiungere quella ricchezza.


Per il grande oratore romano la vera ricchezza non prevede denaro, terre, potere, bensì la
grandezza morale, l’erudizione, la curiosità del sapere, poiché, per essere cittadini rispettosi,amici onesti, uomini liberi, è necessaria la cultura. È necessario studiare tutte quelle arti pensate dall’umanità per l’umanità, quelle arti che, dasempre, in silenzio, fanno sì che l’uomo abbia una coscienza e una conoscenza, quelle che eludono l’imbarbarimento dell’individuo e che ci permettono l’introspezione: la scoperta del nostro io.


Chiara Pizzulli e Chiara Taiariol
24/12/2018, 16:17

COP25, Cile, trasparenza, IPCC, riscaldamento globale, USA, Russia, Cina Arabia Saudita, YOUNGO, Accordi di Parigi, Katowice



COP24:-un-fragile-equilibrio-geopolitico--tra-speranze-e-disperazioni


 La XIV Conferenza ONU sui cambiamenti climatici è stato un susseguirsi di alti e bassi, problemi e soluzioni. Pur avendo stabilito alcuni fondamentali, le negoziazionlasciano appena concluse lasciano una pesante eredità alla prossima COP.



La Conferenza ONU sul Clima, conosciuta come COP24, si è tenuta dal 3 al 15 dicembre a Katowice, in Polonia.

Questo incontro annuale è un evento internazionale che riunisce centinaia di istituzioni, organizzazioni governative e non governative, attivisti, fondazioni e persone di tutto il mondo attorno a una causa comune, il problema ambientale globale.

In tal senso, la COP24, conclusasi il sabato 15 dicembre, è stata importante per due aspetti fondamentali. Il primo l’accettazione dell’ultimo rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) sull’aumento della temperatura a 1,5° C in relazione all’era preindustriale; poiché segna un prima e un dopo in termini di basi scientifiche e accumulo di prove sul cambiamento climatico e sui suoi effetti.

La pubblicazione dell’ultimo rapporto del panel, che è bene sottolineare, è stata la stessa COP a richiedere, rappresenta una sconfitta definitiva di rifiuto posti da autorità come il presidente degli Stati Uniti - Donald Trump - a delegittimare l’importanza della materia. Il secondo aspetto riguarda l’accordo di Parigi firmato tre anni fa in questo stesso spazio di negoziazione, nella sede della capitale francese. Questo documento ha stabilito il raggiungimento di una riduzione effettiva di almeno il 55% delle emissioni globali di gas a effetto serra, che inizia a essere efficace nel 2020.

In relazione alla partecipazione dei paesi, vediamo che ci sono due blocchi molto diversi in termini di interessi. Il blocco conservatore è politicamente corretto, ma manca il vero impegno verso l’agenda in sospeso della lotta per il clima. Il secondo è il blocco che difende l’effettivo adempimento dell’accordo di Parigi, e che sa che le ambizioni dovrebbero aumentare nel prossimo decennio se vogliamo davvero evitare di raggiungere il punto di non ritorno, al quale il Sistema Terra non avrà come tornare al suo stato normale (processo di rigenerazione) e dove, inoltre, la capacità di prevedibilità umana sugli impatti è completamente annullata.

A questo blocco appartengono i paesi che hanno aderito alla "High Ambition Coalition", un gruppo di paesi che si sono impegnati a raggiungere una maggiore riduzione delle emissioni fino al 2030.

Su questo elemento non sono mancate le diatribe che hanno portato ad una formulazione molto diplomatica dell’accettazione, al fine di combattere la resistenza dei paesi contrari.Infatti il rapporto IPCC NON è stato incluso nel documento finale dell’evento COP perché quattro paesi non sono stati d’accordo con tale inclusione ossi Stati Uniti, in Russia, in Arabia Saudita e in Kuwait. Le ragioni sembrano più che ovvie, non sono disposte a rinunciare alla loro matrice energetica per la lotta globale contro il clima. In questo senso, è evidente che il più importante e influente nelle autorità materia non hanno alcun interesse supportato nella scienza che finanziano e difendono, limitata solo ad avere il rapporto come un punto di riferimento, non come la base della dichiarazione finale.

Come elemento di interesse, durante le 2 settimane di negoziato in Polonia è stata la partecipazione attiva e di primo piano dei paesi insulari, che erano presenti nelle diverse commissioni di lavoro che partecipavano attivamente agli spazi decisionali. Prova di ciò è stato l’intervento delle Maldive nella plenaria finale dell’evento in cui ha avvertito che siamo a soli 12 anni dal raggiungimento di 1,5 ° C e che gli effetti del riscaldamento globale interesseranno i paesi in modo non uniforme, quindi è necessario prendere misure più severe ed efficaci. La situazione dei paesi insulari, come le isole del Pacifico e le loro diverse confederazioni, è estremamente grave perché, accompagnata dall’aumento della temperatura, aumenterà anche il livello del mare, causando il crollo di molte regioni e la morte di intere comunità. Questa cos può verificarsi già nel 2030, secondo l’ultimo rapporto IPCC.

Ai paesi con il più alto grado di vulnerabilità climatica si aggiungono Egitto e Etiopia, che hanno parlato a nome della G77 + Cina mettendo in discussione la mancanza di impegno dei paesi sviluppati verso l’adempimento degli accordi già concordati dalle Parti, come l’accordo di Parigi. Allo stesso modo, la Malesia ha espresso il suo malcontento per non aver affrontato il concetto di uguaglianza climatica in modo olistico, comprendendo che tutti i paesi meritano la cooperazione del multilateralismo e che la dimensione geografica del paese non dovrebbe essere un criterio per dare priorità al sostegno o finanziamento da parte dell’organismo internazionale.

Uno dei punto più rappresentativo della COP24 ha a che fare con la questione della trasparenza, poiché da ora viene stabilito un Transparency Framework ossia un insieme di regole vincolanti per tutti i paesi per presentare relazioni periodiche in relazione alle azioni climatiche adottate. Inoltre, ciascun paese avrà l’obbligo di presentare un piano di adattamento nazionale che specifichi tutte le azioni pianificate per i prossimi anni e le procedure utilizzate per rispettarlo. Questo piano conterrà dei meccanismi di flessibilità  Entrambi i punti non hanno precedenti in nessun altro accordo multilaterale approvato a Katowice con la partecipazione di 197 stati.

Tuttavia, nonostante sia stato approvato un finanziamento globale di 5,5 miliardi di dollari per l’attuazione di 93 proposte di finanziamento per l’adattamento e la mitigazione in 96 paesi in via di sviluppo, la COP24 non ha soddisfatto le aspettative del gruppo di organizzazioni ambientali, istituti di ricerca, comunità indigene, popolazione locale, giovani e attivisti che hanno partecipato all’evento da tutte le regioni del mondo. Molto forti gli interventi della Women and Gender Constituency che ha affermato che nel testo non vi è alcun riferimento ai diritti umani, nonostante i numerosi incontri e le proposte su questo punto.Anche YOUNGO -  costituente internazionale che riunisce i giovani di tutto il mondo, si è posta di fronte ai leader mondiali ribadendo che "sono lontani dall’essere ambiziosi" e "compromettono il futuro delle generazioni future", "il nostro futuro" hanno detto.

Infatti anche se è in vigore l’accordo di Parigi, non vi è alcuna guida su come trasformare questo insieme di aspirazioni in risultati dopo il 2020, soprattutto in termini di riduzione sistematica delle emissioni di gas, che al giorno d’oggi sono un prodotto inevitabile della matrice economica di diversi Stati parti. In secondo luogo, poiché molte istituzioni e organizzazioni che sanno che gli effetti del cambiamento climatico stanno già causando gravi problemi sociali e ambientali in tutto il mondo, speravano che questa edizione della Conferenza avrebbe mostrato uno scenario molto più ambizioso per il futuro, Questa cosa sarebbe significato costruire -  dal punto di vista discorsivo - accordi più drastici rispetto all’accordo di Parigi stesso. Infine, il documento finale non include il rapporto dell’IPCC come supporto centrale dell’accordo di Katowice, il che ha implicazioni politiche profonde. Anche se quindi, possa essere difficile da dirigere, la minoranza tuttavia può essere capace di sovrapporsi alle necessità dell’umanità.

In questo senso, la COP25 che si terrà in Cile sarà la pietra angolare per l’adattamento climatico globale, non solo perché è l’ultima opportunità per stabilire il come e il quando degli impegni assunto a Parigi, ma perché è urgente . la più grande sfida della nostra storia. Questioni legate alla mitigazione, in particolare al mercato e crediti di carbonio sono stati posticipati per essere risolti in questa prossima edizione. L’America Latina riceverà di nuovo le autorità del mondo in vista di quello che potrebbe essere l’ultimo decennio di stabilità climatica sul pianeta. È urgente che le nostre organizzazioni locali, contadine, indigene, sociali e cittadine considerino questo fatto un’opportunità per cambiare il corso del COP verso un futuro realmente sostenibile e al servizio delle generazioni future.


Juan Orgaz Espinoza/ Observatorio Educador Ambiental, partner dell’Agenzia di Stampa Giovanile, e Domenico Vito
23/12/2018, 11:01

scuola, linguaggio, utile, letteratura, apprendimento, educazione



L’utilità-dell’inutile:-riscoprirci-umani,-riscoprirci-uguali---parte-1


 L’umanità ha visto nella sua evoluzione il permutare non solo di abitudini, costumi, mode e ideologie, ma anche linguaggi, modi di intendere, del senso stesso delle parole.



L’umanità ha visto nella sua evoluzione il permutare non solo di abitudini, costumi, mode e ideologie, ma anche linguaggi, modi di intendere, del senso stesso delle parole. Da qui inizia  il nostro viaggio, questo intricato e singolare percorso. Parte dal significato di uno dei termini più proferiti, di uno dei temi più nevralgici dei nostri tempi: "scuola". 


Oggigiorno, con tale termine, si designano miriadi di concetti. Scuola è un diritto, scuola è un dovere, scuola è un’istituzione sociale. Ma da dove nasce il lemma? Non ci sorprenderà sapere che l’etimologia di "scuola" deriva dal greco scholè. Ciò che potrebbe, invece, stupirci è sapere che andare a scuola nel V secolo a.C. significava trascorrere il tempo libero dedicandosi a far le cose amate, tra le quali lo studio, inteso come passione, brama del sapere. 


A sua volta, il termine scholè si rifà al verbo echein cioè "avere": la scuola infatti conduceva alla scoperta di sé stessi, a possedere una propria identità, alla consapevolezza non solo di ciò che si ha, ma anche di ciò che si è. La scholè presupponeva il senso del cammino: grazie alla filosofia, all’arte, alla musica, alla letteratura, l’uomo greco si rendeva consapevole dei grandi pilastri della cultura, dell’educazione, della società, in altre parole imparava a stare al mondo. L’equivalente latino del termine scholè era otium, cioè il tempo della libertà, si identificava nell’esatto istante in cui l’uomo innalzava il suo sguardo al cielo per contemplare la perfezione degli astri.


Gli antichi credevano che non fosse il lavoro a nobilitare l’uomo, in quanto risposta ad esigenze biologiche e naturali, bensì la contemplazione della natura, la coltivazione di tutto ciò che c’è di più umano nell’uomo. 


Tutto ciò risulta paradossale se comparato a quello che noi oggi intendiamo per scuola e soprattutto al fine ultimo che designiamo ad essa. Frequentare un ambiente scolastico implica lo sviluppo delle capacità che più che per il presente, risulteranno utili per il futuro, quelle abilità che un giorno serviranno nell’ambito lavorativo. In altre parole, si va a scuola perché si deve, non sempre perché si vuole. La scuola è utile per lavorare, lavorare è utile per permettere alla società di "evolversi", "avanzare". Questo ha permesso una svalutazione delle materie umanistiche, ritenute dai molti "non utili", non indispensabili. Stiamo vivendo ad alta velocità, superando limiti, sperimentando, inventando, costruendo, permettendo però la crisi di tutte quelle materie "superflue". 

"Toglietemi tutto, ma non il superfluo", O. Wilde.

Chiara Pizzulli e Chiara Taiariol


13497
marcia_clima_22960146093_1970728c7f_bmarcia_clima_22960148473_4032ff5beb_bmarcia_clima_22960147963_13120bc9c0_bmarcia_clima_23561153646_a32f113f9a_bmarcia_clima_23561142776_9fd3ea6bb1_bmarcia_clima_23561151886_01c3a70dfd_bmarcia_clima_22959021724_59127709d3_bDSC_1881DSC_1870DSC_1875DSC_1924DSC_1946DSC_1892DSC_1985DSC_1977DSC_1891DSC_1843DSC_1827DSC_1922DSC_1829DSC_1927DSC_1869DSC_1949DSC_1826P1120226.JPGDSC_1878DSC_1896DSC_1957DSC_1964DSC_1945P1120227.JPGP1120246.JPGP1120151.JPGP1120219.JPGDSC_0119.JPGP1120149%20-%20Copia.JPGP1120234.JPGP1120232.JPGP1120154.JPGDSC_0297.JPGIMG_2522.JPGP1120243.JPGP1120142%20-%20Copia.JPGP1120205.JPGP1120193.JPG1479128149337_P1120234.JPG1479128161037_P1120219.JPG1479128168611_P1120226.JPG1479128164813_P1120227.JPG1479128156106_P1120232.JPG1479128174858_P1120246.JPG1479128189740_P1120205.JPG1479128204551_P1120243.JPG1479128226131_P1120193.JPG1479128459141_DSC_18271479128484834_DSC_0119.JPG1479128467756_DSC_18261479128497327_DSC_0297.JPG
CHI_SIAMO_1_1469639095623.JPG
Conosci il Team
L'Agenzia di stampa giovanile è costituita da un gruppo di mediatori che collaborano perché i giovani possano esercitare alla grande il diritto umano alla comunicazione.
CHI_SIAMO_3_1469639278197
Scopri l'agenzia
Progetto collaborativo di partecipazione giovanile 
attraverso l'uso creativo della comunicazione e informazione.
Articolo_GIOVENTU_1469639432016
I nostri partner

L'Agenzia di stampa giovanile è realizzata in collaborazione con diversi
enti promotori, scopri chi sono.
Create a website