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26/03/2019, 11:57

giovani, educazione, ONU, simulazione, nazioni unite



Giovani-Narratori:-una-campagna-di-sensibilizzazione-sul-clima-e-migrazioni


 Sabato 6 aprile, dalle 14 alle 18.30, ci troviamo al Centro per la Cooperazione Internazionale di Trento con tutti gli interessati a creare una campagna di sensibilizzazione sulle tematiche dei cambiamenti climatici e migrazioni!



Giovani: nuovi narratori e attori della cooperazione allo sviluppo è una iniziativa nazionale di Educazione alla Cittadinanza Globale finanziata dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo (AICS) e promossa da 29 organizzazioni della società civile italiane in 69 province di tutte e venti le regioni italiane.

Il progetto è pensato per aumentare, negli studenti italiani e nei giovani la conoscenza sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e creare un maggior consenso sul ruolo e sull’importanza della cooperazione allo sviluppo per la risoluzione delle grandi questioni globali del nostro tempo, tra le quali nello specifico quelle connesse al fenomeno
migratorio.

Sabato 6 aprile, dalle ore 14 alle ore 18.30 presso il Centro per la Cooperazione di Trento in Vicolo S. Marco, 1 organizziamo un incontro per ideare e realizzare concretamente una campagna di sensibilizzazione sulle tematiche dei cambiamenti climatici migrazioni. La campagna parteciperà a un concorso e, in seguito a una valutazione da parte di esperti di comunicazione e rappresentanti del MAECI (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale), potrà essere premiata a livello nazionale. Inoltre, dal gruppo di ragazzi e ragazze che parteciperanno all’incontro di sabato 6 aprile verrà eletto un/a rappresentate per partecipare ad una tappa regionale del progetto. Per ulteriori informazioni, visiona la locandina del progetto.


Iscrizioni all’attività di sabato 6 aprile compilando questo semplice modulo.
22/03/2019, 15:43

ELEZIONI, EUROPA, UNIONE, EUROPEA, EUROPEE, funzionamento, parlamento, commissione, politica



Generazione-Europa---Come-funziona-l’Unione-Europea?


 RUBRICA ELEZIONI EUROPEE PARTE 3



Le elezioni per il parlamento europeo del 2019 si avvicinano e la propaganda politica sembra già iniziata da un po’. Ma nel farci un’idea di quelle che potrebbero essere le nuove formazioni politiche che più possono rappresentarci, qualcuno ci ha mai spiegato bene cosa esattamente stiamo andando a votare? Cos’è il Parlamento Europeo e soprattutto, con quale altre istituzioni europee collabora e si coordina? 
Da qui vorremmo partire, per cercare di fare un po’ di chiarezza - a grandi linee - sulle principali istituzioni dell’UE. Ci concentriamo qui su quelle tre istituzioni che, insieme, costituiscono il motore dell’iter legislativo europeo e di un’altra istituzione fondamentale, che pur rimanendo esterno al processo di produzione ed esecuzione della legislazione, è essenziale nel definire l’indirizzo politico europeo.

Il Consiglio Europeo è una delle istituzioni più giovani dell’Unione Europea, da non confondere con il Consiglio dell’Unione Europea. Attivo fin dal 1961 come momento d’incontro informale tra i capi di stato o di governo della Comunità europea. Solo dopo il vertice di Parigi del 1974 stabilisce una periodicità delle assemblee e nel 1992, col Trattato di Maastricht, acquista valore formale come organo europeo. Dal 2009, anno del Trattato di Lisbona, il presidente viene eletto tra i membri dello stesso Consiglio Europeo tramite maggioranza qualificata, il mandato ha una durata di due anni e mezzo ed è rinnovabile una sola volta. Prima di questa data la presidenza del consiglio avveniva tramite rotazione semestrale. Al consiglio europeo non viene riconosciuto nessuno dei tre poteri sovrani, non ha infatti ruolo legislativo né esecutivo né giudiziario. Esercita però , di fatto, una forte influenza politica sulle altre istituzioni europee essendo l’organo assembleistico dei vari capi di stato. Proprio per la forte influenza esercitata dai leader nazionali, esso è spesso soggetto a critiche soprattutto da chi vede in questo un ostacolo all’interno di un processo decisionale comune. Il Consiglio Europeo definisce di fatto l’agenda politica dell’Unione Europea, ossia, le questioni fondamentali e le azioni che dovranno impegnare le altre istituzioni europee riordinandole all’interno di un documento che si può trovare online. Ma soprattutto, è proprio dal Consiglio europeo che partono le nomine per le altre due maggiori istituzioni dell’Unione, quella della Banca Centrale Europea e quella della Commissione. Entrambi i presidenti attuali delle suddette istituzioni infatti, (Draghi e Junker) sono stati proposti dal Consiglio.

L’unica istituzione che può interferire nella nomina del presidente della Commissione è il Parlamento Europeo, del quale è indispensabile l’approvazione perché la carica venga riconosciuta. Il Parlamento Europeo è una delle istituzioni centrali coinvolte nel processo legislativo dell’Unione Europea. È infatti al Parlamento, insieme al Consiglio dell’Unione Europea, che spetta il compito di adottare la legislazione sulla base delle proposte della Commissione. Ha inoltre il compito di supervisionare il comportamento delle altre istituzioni e degli stati membri, essendo garante di un’Europa democratica. Proprio a questo suo fondamentale ruolo, va ricondotta non solo la sua presenza nell’elezione del Presidente della Commissione, ma anche in quella della Commissione in quanto organo, e la possibilità di votare una mozione di cesura, obbligando la stessa a dimettersi. È importante che abbia la possibilità di intervenire perché altrimenti la scelta del presidente della Commissione e i suoi membri sarebbero affidati unicamente al Consiglio Europeo e al processo decisionale interno alla Commissione stessa, entrambe istituzioni non elette direttamente dai cittadini europei. Il Parlamento Europeo è infatti l’unico organo dell’UE i cui rappresentanti sono eletti direttamente dalla popolazione degli stati membri, ed è per questo che può essere visto come lo spazio in cui l’esercizio della democrazia ritrova un riscontro più reale.

L’altra istituzione che, insieme al Parlamento Europeo è coinvolta nel processo legislativo dell’Unione Europea e che, assieme ad esso, si occupa di negoziare ed adottare le proposte della Commissione, è il Consiglio dell’Unione Europea. Diversamente dal Parlamento, i suoi membri non sono eletti dai cittadini e nemmeno da altre istituzioni ma sono impersonati direttamente dai Ministri dei singoli stati, e fanno quindi parte dei partiti che sono rispettivamente al governo dei vari paesi. Carattere esclusivo del Consiglio dell’Unione Europea è il non possedere un tavolo e dei membri permanenti. È previsto infatti che il consiglio si articoli in dieci diverse configurazioni, che vedono all’interno di esse i ministri competenti rispetto a quello che è il tema discusso. Poniamo ad esempio che argomento specifico della riunione sia quello dell’ambiente, ad essa parteciperanno i rispettivi ministri dell’ambiente degli stati membri. Le riunioni sono coordinate dal ministro appartenente al paese che al momento detiene la carica di presidenza. La presidenza è esercitata a turno dagli stati membri e ha durata semestrale, al momento è affidata alla Romania.

Se, come abbiamo visto, il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione Europea hanno il compito di adottare ed eventualmente negoziare la legislazione, la possibilità di proporre nuove leggi è competenza esclusiva della Commissione Europea. Istituita nel 1958, è stata pensata come l’istituzione che più di tutte tenesse conto degli interessi dell’Unione in quanto organizzazione sovranazionale. Per questo collabora con la Corte di Giustizia nell’assicurarsi che il diritto UE, stabilito dai trattati, venga rispettato nei Paesi membri e con la Corte dei Conti nell’assicurare il corretto utilizzo dei fondi europei. Come già visto, il presidente della Commissione - al momento l’ex ministro del Lussemburgo ed ex coordinatore dell’eurogruppo Jean Claude Junker - è nominato dal Consiglio Europeo ma deve avere il sostegno assoluto del Parlamento. Sarà poi il presidente della Commissione a nominare i restanti ventisette commissari che compongono il collegio che deve avere l’approvazione prima dai leader nazionali che siedono al Consiglio Europeo e , successivamente, dal Parlamento. Il mandato della Commissione è valido per cinque anni e, quello attuale scadrà il 31 Ottobre 2019, qualche mese dopo le prossime elezioni del Parlamento.

Ma, in che modo vengono adottate le decisioni a livello europeo? L’Unione Europea - come compare sul sito dell’Europarlamento - dispone di un proprio potere legislativo, esecutivo, giudiziario ed economico (Banca Centrale). Nell’espletamento di questi poteri gli organi principali sono coadiuvati da varie istituzioni, sorte con l’evolversi della giurisdizione europea. Nel corso di questo processo le competenze dell’Unione sono mutate, insieme alle procedure decisionali seguite da Parlamento e Consiglio per legiferare. Inoltre l’Unione è dotata di un proprio bilancio, in merito al quale, dal 2009 (trattato di Lisbona) il Parlamento e il Consiglio decidono su un piano di parità.

In che modo viene però preparata la legislazione dell’UE? Questa ruota intorno agli Stati membri, quei 28 paesi che hanno aderito all’Unione. Gli stati membri, troviamo scritto nella pubblicazione "Le politiche dell’unione europea" a cura della Direzione Generale della Comunicazione UE, «pur conservando la propria natura di nazioni indipendenti e sovrane, hanno unito le loro sovranità». Nella pratica, ciò significa che gli Stati membri delegano alcuni propri poteri a istituzioni comuni, definite nei loro ruoli dagli stessi membri per deliberare democraticamente in merito a questioni di specifico interesse per l’Unione.

Cosa significa parlare di "Unione" europea? L’UE è un’unione di diritto: ogni atto è basato su trattati, approvati con criteri volontari e democratici da tutti gli Stati membri. I trattati, dopo essere stati negoziati e concordati a livello europeo, sono successivamente ratificati, dai parlamenti nazionali o tramite referendum. Una volta entrati in vigore, essi stabiliscono gli obiettivi, le norme cui devono attenersi le istituzioni, le modalità decisionali e le relazioni l’UE - Stati membri. Modifiche ai trattati si hanno in caso di ingresso di nuovi membri o periodicamente, per attribuire nuove competenze all’Unione.

Le procedure decisionali interne all’Ue sono complesse, ma è possibile farsi un’idea di cosa richiede un iter legislativo ordinario: tutto parte da una proposta di legge della Commissione. A questa seguono i pareri dei parlamenti nazionali oppure, se richiesti, del Comitato economico, sociale o delle regioni, in base ai quali la Commissione può modificare la sua proposta. Viene effettuata una prima lettura da parte del Parlamento (con proposta di emendamenti) e da parte del Consiglio. Se questo approva la posizione del Parlamento, allora l’atto è adottato. In caso contrario si procede con una seconda lettura da parte di tutti i principali organi e, qualora permangano posizioni contrastanti, viene convocato un comitato di conciliazione, per una definitiva delibera sull’attuazione della proposta.

Edoardo Anziano, Alice Peconi
14/03/2019, 20:38

Paulo Lima, COP, Katowice, Greta Thunberg, marcia, clima, cambiamenti climatici, riscaldamento globale, giovani



Il-15-marzo-in-piazza,-una-lezione-di-cittadinanza-globale


 Il 15 marzo è il giorno dello sciopero globale per il clima: il giorno in cui i ragazzi marciano per le strade delle città per insegnare a tutti, e soprattutto agli adulti, che per problemi globali servono soluzioni condivise.



"Mi avete rotto i polmoni". È solo uno delle migliaia di slogan che circolano tra i giovani che il 15 marzo scenderanno in piazza durante la manifestazione organizzata da FridaysForFuture per chiedere una soluzione ai cambiamenti climatici. Un assaggio di ciò che la marcia sarà l’abbiamo avuto l’8 marzo, quando una cinquantina di studenti di superiori e università si sono dati appuntamento in Piazza Duomo di Trento per dipingere la loro protesta su cartelloni riciclati.

Ma non saranno soli, i ragazzi trentini. Migliaia di loro coetanei, sostenuti dai genitori, coloreranno le vie di centinaia di città in più di 80 Paesi. Tutti si ispirano alla sedicenne svedese Greta Thunberg. Dall’agosto 2018, ogni venerdì, Greta non va a scuola: protesta davanti al Parlamento del suo Paese per spronare chi decide del suo futuro ad adottare misure adeguate alla crisi climatica che ci travolge. Alcuni ragazzi trentini l’hanno intervistata durante la Conferenza ONU sul Clima di Katowice grazie al progetto "Visto Climatico" dell’associazione Viração&Jangada. Sono rimasti colpiti dal suo coraggio, dalla sua inquietudine e dalla sua determinazione.

Eh già: il movimento mondiale è partito da un’azione solitaria. Ma ormai coinvolge, preoccupa e sprona moltitudini. Finalmente riconosciuto per quello che è (ossia un fatto scientifico comprovato), il riscaldamento climatico ha impatti così devastanti sull’ecosistema e sull’essere umano che è impossibile da ignorare. L’innalzamento del livello del mare, l’aumento di intensità e frequenza degli eventi meteorologici estremi (come siccità e alluvioni), lo scioglimento accelerato dei ghiacciai marini dell’Artico e di quelli continentali di Groenlandia, Antartide e delle grandi catene montuose come le Alpi sono alcuni degli esempi più lampanti di questi danni. Che ci toccano direttamente, dato che ggi l’estensione dei ghiacci trentini si è ridotta a meno di un terzo del suo massimo - raggiunto a metà ’800.

I ragazzi protestano contro la mancanza di azioni concrete ed efficaci da parte degli adulti. Sanno che il loro presente e il loro futuro sono a rischio. E sono sostenuti dai 21 esperti e scienziati trentini che si occupano di clima e che si sono impegnati a spiegare ai ragazzi, nelle loro scuole, i cambiamenti climatici. "Dobbiamo ascoltare le richieste dei ragazzi, lo dobbiamo per la responsabilità che abbiamo come adulti nell’aver contribuito alle condizioni di un mondo prossimo al collasso a causa del sistema di sviluppo economico che abbiamo sostenuto e che rischia di compromettere il futuro di questi giovani e delle generazioni che verranno", scrivono nell’appello diffuso sui media locali e sui social.

La protesta e le proposte dei giovani crescono, insieme alla loro consapevolezza che provvedimenti seri debbano essere presi subito e da tutti: singoli, famiglie, comunità, Provincia Autonoma di Trento, governo italiano e Stati firmatari dell’Accordo Globale sul Clima di Parigi. Migliorare la situazione è una responsabilità comune e condivisa. 

Coerentemente, i ragazzi chiederanno alla politica trentina una risposta alle questioni connesse all’emergenza climatica: l’accoglienza e la cooperazione internazionale. Già nel 1990, infatti, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) metteva in relazione il clima e le migrazioni umane, definendo le ultime come "uno dei più seri effetti del cambiamento climatico". Secondo il rapporto Groundswell: Preparing for Internal Climate Migration redatto della Banca Mondale a marzo 2018, nei prossimi 50 anni circa 143 milioni di persone saranno costrette a lasciare le proprie case a causa di siccità, alluvioni, degrado del suolo, desertificazione e innalzamento del mare.

La maggioranza dei partecipanti alla marcia di FridaysForFuture ha partecipato a iniziative e progetti di educazione alla cittadinanza globale promossi dalle organizzazioni trentine di solidarietà e cooperazione internazionale. FArete, il coordinamento di queste organizzazioni, testimonia che studenti e insegnanti del Trentino hanno frequentato più di 2.000 ore di didattica su tematiche come cambiamenti climatici ed altri temi globali.

La marcia del 15 marzo è quindi un’eccellente lezione di cittadinanza globale data dai nostri ragazzi. È anche un’opportunità e un appello per conoscere, capire e agire consapevolmente in un mondo interdipendente, dove le scelte di ciascuno hanno ripercussioni a livello planetario e dove è importante rafforzare la responsabilità sociale ed economica di ciascuno per orientare il sistema verso il bene comune e lo sviluppo sostenibile.

L’attuale modello di globalizzazione deve prevedere il concetto di responsabilità. La maggioranza delle persone non si sente individualmente responsabile dei problemi globali e pensa di non poter cambiare le cose. Tuttavia, assumersi la propria responsabilità significa essere attenti agli impatti positivi e negativi delle nostre azioni qui e dall’altra parte del pianeta (spazio), ora e in futuro (tempo).


Paulo Lima è giornalista, presidente dell’Associazione Viração&Jangada e fellow Ashoka, rete di imprenditori sociali a livello mondiale
Fotografia: Roberta Pisani


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