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14/08/2018, 17:01

solidariet internazionale, condividere, felicit, benessere, Forum Internazionale per il Benessere



Per-Sylvie-Bukhari-de-Pontual,-la-felicità-è-una-questione-di-condivisione


 Sylvie Bukhari de Pontual, avvocatessa e prima presidentessa del CCFD-Terre Solidaire, ritiene che la via per costruire un mondo migliore sia condividere la propria felicità con gli altri: solo così, gli individui possono sentirsi davvero uniti.



Sylvie Bukhari de Pontual è la prima donna a diventare presidente del Comité catholique contre la Faim et pour le Développement (CCFD)-Terre Solidaire, un’organizzazione francese con un network di 15.000 volontari che si occupano di sensibilizzare la coscienza pubblica alla solidarietà internazionale. Grazie alla sua attività di avvocato, lavora per costruire un mondo più giusto. Insieme a numerose organizzazioni, tra cui Grenoble Alpes Metropole e l’associazione Viração&Jangada, CCFD-Terre Solidaire ha collaborato all’organizzazione del Forum Internazionale per il Benessere, tenutosi nel giugno del 2018 a Grenoble, in Francia.

ASG: Benessere, che cosa significa per lei, personalmente?
SB: Per me il benessere è la felicità, ovvero quella forza che unisce la collettività come gruppo. Credo che sia meglio stare con i nostri simili che restare soli.


Che cosa pensa di questo evento [il Forum Internazionale per il Benessere] che per la prima volta si tiene  a Grenoble?
Penso che sia straordinario. Prima di tutto è un progetto a lungo termine. Noi organizzatori sappiamo quanto sia importante cambiare il mondo. E sappiamo bene che possiamo cambiarlo solo se viviamo e lavoriamo insieme. Grazie al sostegno di diverse associazioni abbiamo potuto condividere la nostra visione, le nostre esperienze di vita ed organizzare un forum per divulgarle alla società. Ripensando a tutto il processo organizzativo del Forum, ho notato che tutti gli organizzatori hanno i loro punti di forza e di debolezza. Lavorando insieme, ci compensiamo: creiamo un gruppo ben equilibrato e affiatato. Inoltre, lavoriamo con felicità, siamo felici e amiamo rendere felici quelli che ci stanno intorno. Secondo me, è proprio questo il modo giusto per trasformare il mondo. Se dimostri agli altri di essere felice, li puoi rendere felici. Questo può cambiare il mondo. È davvero importante condividere la propria gioia e la propria vitalità.

Pensa che la CCFD-Terre Solidaire continuerà ad occuparsi di benessere nei prossimi cinque anni? Come evolverà questo rapporto?
Io credo fermamente che CCFD-Terre solidaire continuerà ad occuparsi di benessere. Se consideriamo la sua storia, il progetto è iniziato grazie ad una sola persona, un partner della CCFD. Quando venne per la prima volta da noi, quando questo partner si rivolse a tutta la CCFD e ci propose di lavorare su tutti gli aspetti degli indicatori economici, abbiamo pensato che l’idea fosse coerente con il nostro lavoro - la promozione e realizzazione dello sviluppo sociale e la lotta contro la fame. Così accettammo quella proposta. Eravamo solo una manciata di persone. Poi, abbiamo iniziato a guardarci intorno per vedere se ci fossero altri interessati all’argomento, altri da coinvolgere nella nostra missione. E sì, c’erano! Siamo andati nelle grandi città e nelle università per spiegare il progetto e chiedere collaborazione. Passo dopo passo, è partito tutto. E oggi ci troviamo in un forum internazionale con migliaia di persone. Penso e sono sicura che in futuro riusciremo a coinvolgere due, tre, quattro migliaia di persone. Se tutti facessero la stessa cosa ovunque, direi che potremmo costruire un nuovo mondo nel giro di 50 o 60 anni. Possiamo crederci.

Come pensa di aiutare le persone a capire il significato del benessere nel futuro?

Al giorno d’oggi, con tutte le nuove tecnologie e i mezzi di comunicazione di massa, le informazioni si diffondono molto velocemente: la comprensione di cui lei parla potrebbe realizzarsi anche più in fretta di quel che pensiamo. Ma piuttosto che accelerare il fenomeno usando i social media che moltiplicano e velocizzano l’informazione in modo esponenziale, sono convinta che quel che più ci serve sia il tempo di cambiare il mondo dalle sue fondamenta, nel rispetto delle sue regole. I meccanismi di funzionamento della società umana cambiano lentamente. Guardiamo alla natura e consideriamo l’erba: l’erba cresce giorno dopo giorno, lentamente... E come l’erba, anche noi evolviamo con calma. Come elementi della natura, abbiamo bisogno di tempo per trasformarci.

Lei ha un progetto o sta già lavorando per diffondere quest’idea nella società francese?
Uno dei punti di forza della di CCFD è connettere le persone. Non vediamo l’ora di unire le persone, di vivere insieme, di fare insieme, lavorare insieme. Qui in Francia, sia a livello locale che nazionale, CCFD lavora da ormai 60 anni. Siamo riusciti a connetterci con numerosi partner internazionali. Crediamo che la cosa più importante sia creare una rete di condivisione non tanto fra persone che si trovano nella nostra stessa situazione, quanto piuttosto fra individui che siano distanti, che vivano in circostanze diverse.


Kim Cuong Pham
10/08/2018, 17:01

pace, guerra, atlante, Crocco, conflitti



Un-Atlante-come-strumento-di-Pace


 L’informazione è fondamentale per comprendere che i conflitti attivi nel mondo possono e devono essereevitati. E l’ "Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo" è uno strumento utile per maturare questa consapevolezza.



La chiesetta di Sant’Osvaldo riposa in uno degli angoli più suggestivi di Rovereto: vicino al Ponte Forbato,alla Casa dei Mori, in una via che ricorda ancora il passato industrioso e industriale della città. La sera del 2agosto, mentre un temporale improvviso sorprende tutti, le porte del tempio sono aperte.Dentro, una comunità di curiosi si è riunita per ascoltare l’omelia laica "Informare per battere l’indifferenza"di Barbara Schiavulli, Alberto Faustini e Raffaele Crocco. I tre giornalisti si sono incontrati per parlare di untema importante quanto complesso: la necessità di creare e diffondere un’informazione onesta, affinché lepersone diventino coscienti della realtà in cui vivono e soprattutto dei conflitti che l’attraversano. Solo così,ogni individuo può assumersi quella responsabilità di cittadinanza attiva e reattiva che fonda la democraziae i sistemi di pace. Solo così, la stupidità e l’inutilità della guerra possono essere dimostrate, comprese econtrastate.

Raccontare la guerra per cancellarla è un punto su cui Schiavulli e Crocco concordano. I due giornalisti sonotestimoni diretti dell’orrore di qualsiasi conflitto: entrambi corrispondenti di guerra (o di pace, se la si vuolevedere nella giusta prospettiva), la prima è anche direttrice di Radio Bullets mentre il secondo è giornalistaRAI e collaboratore - tra gli altri progetti - di PeaceReporter. In Sant’Osvaldo, confrontano esperienze eriflessioni legate al tema dell’evento, in un dialogo che è un turbinio di idee e immagini in cui Faustini(direttore del Trentino e dell’Alto Adige) mette ordine. Emerge una verità assoluta: la guerra puzza, urla,tace, piange, sanguina, brucia, ruba, stupra, cancella, travolge e sconvolge. La guerra è brutta, orrenda,tragica. 

Soprattutto, la guerra è incomprensibile. In un doppio senso. Da un lato, è prevenibile mettendo in atto unaserie meccanismi economici, politici, sociali e culturali che già l’umanità possiede e utilizza: la sua esistenzaè quindi insensata. Dall’altra, la sua narrazione è lacunosa o addirittura assente: il grande pubblico non necapisce l’inutilità, non percepisce la sua evitabilità. Da qui, appunti, il bisogno di parlarne in modo corretto eonesto. Da qui, la ragione di eventi come "Informare per battere l’indifferenza" e di strumenti con l’Atlantedelle guerre e dei conflitti del mondo​. 

 
La copertina dell’ottava edizione dell’Atlante delle guerre e dei conflitti nel mondo

L’incontro roveretano è stato organizzato proprio in occasione dell’uscita dell’ottava edizione di questaimponente impresa editoriale, di cui Crocco è direttore responsabile. Seduti al tavolo di un bar, due giornidopo l’incontro in Sant’Osvaldo, il giornalista ribadisce ancora che l’Atlante è un mezzo di informazione esensibilizzazione della cittadinanza all’evitabilità della guerra​. Mi spiega che è solo la forma più conosciutadi un progetto culturale che persegue quell’obiettivo attraverso tutte le forme di comunicazione ededucazione a cui riesce a pensare: otto mostre in dieci anni (di cui una ancora in corso a Riva del Garda, NoWar - No Peace), un sito con le relative pagine social, uno spettacolo teatrale ancora itinerante, due film ecentinaia di incontri nelle scuole e nelle università. E ancora altri media in fase di strutturazione: radio,incontri pubblici con i cittadini, ... Tutti con lo stesso obiettivo: rendere evidente che i conflitti esistono mapossono e devono finire.

Riportando il discorso sull’Atlante, Crocco sottolinea tre differenze tra la nuova edizione e la precedente.Due nutriti approfondimenti fotografici sostituiscono gli approfondimenti tematici, per offrire ai lettoriqualcosa di nuovo. Le infografiche sono dentro il volume, sulle sue pagine. Le schede-conflitto tornano adessere la modalità di spiegazione dei conflitti. L’ottavo Atlante eredita però dal suo predecessore unconcetto di "guerra" ripensato, ristrutturato. Con la settima edizione, infatti, la redazione mette per iscrittoche la guerra, sia essa lo scontro tra Stati oppure tra fazioni o ancora un equilibrio mantenuto da forzearmate, è un effetto più che una causa. I conflitti sono il prodotto di sbilanciamenti nella società globale oall’interno delle comunità nazionali: sono i risultati della distribuzione disarmonica delle risorse, dellamancanza di diritti, dell’impossibilità di trovare lavoro, del negato accesso all’acqua alla sanità all’istruzione,del collasso della democrazia. Esattamente da questo concetto - la guerra come effetto - ha inizioun’intensa chiacchierata con Raffaele Crocco, per capire l’Atlante, ciò di cui parla e ciò che dice.Condivideremo con voi questa intervista presto, in una seconda puntata.


Carlotta Zaccarelli
Foto: Francesco Zizola
07/08/2018, 17:01

mobilitazione, sviluppo sostenibile, istituzioni europee, solidariet internazionale



Un’associazione-e-un-forum-per-dare-voce-ai-giovani-di-tutto-il-mondo
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 L’ACP-YPN e la Youth Conference nascono da un’unica necessità: creare l’occasione grazie alla quale i giovani possono prendere la parola e farsi ascoltare dalle istituzioni europee.



ACP-YPN sta per African Caribbean Pacific Young Professional Network: un acronimo apparentemente anonimo, ma in realtà speciale.

Infatti, ACP-YPN è una rete di giovani professionisti originari degli ACP, ossia i paesi Africani, Caraibici e Pacifici che hanno firmato la Convenzione di Lomé e l’Accordo di Cotonou. Il suo scopo è permettere ai molti giovani che ne fanno parte di confrontarsi con l’Unione Europea durante forum semestrali (Youth Conference) appositamente indetti: i dibattiti che nascono portano alla formulazione di proposte di legge, quesiti e suggerimenti che arricchiscono la riflessione sul futuro della comunità internazionale. Le trattative stimolano inoltre i giovani professionisti a comprendere quanto sia importante la loro mobilitazione per realizzare uno sviluppo sostenibile.

ACP-YPN si quindi è posta l’obiettivo di favorire il confronto tra giovani e politici europei, in modo da accrescere negli uni la consapevolezza del loro ruolo di cittadini del e nel mondo e da mettere gli altri di fronte alle loro responsabilità. I forum diventano pertanto un momento in cui le esperienze si incontrano per creare innovazione. 

Yentyl Williams, direttrice e fondatrice del ACP-YPN, spiega che l’idea di creare il forum è sorta dopo aver notato che non c’era nessuno spazio formale di dialogo tra giovani e deputati europei. E il progetto è stato accolto molto favorevolmente non solo dai ragazzi desiderosi di esprimersi, ma anche dai rappresentanti politici.

La base d’azione dei giovani come Williams è l’Articolo 26 dell’Accordo di Cotonou: "La cooperazione sostiene inoltre l’elaborazione di una politica coerente e globale di valorizzazione del potenziale dei giovani, che consenta a questi ultimi d’integrarsi meglio nella società e di sfruttare pienamente le loro capacità. [...]" Esso è garanzia di stabilità ed efficacia delle decisioni prese congiuntamente da giovani ed europarlamentari.

L’Agenzia di Stampa Giovanile è stata presente alla V edizione della Youth Conference, dedicata alla crisi migratoria e alla sua migliore gestione. L’evento si è tenuto a giugno 2018 nelle aule del Parlamento Europeo. Proprio l’elegante e imponente edificio della prestigiosa istituzione europea ci accoglie al nostro arrivo. La sensazione di essere minuscoli e quasi respinti da un luogo che sembra tanto selettivo è subito scacciata dalla conviviale accoglienza che Yentil Williams e Rok Kozelj (funzionario del Parlamento stesso) ci riservano.
Quando ci incontra, Kozelj si prodiga subito per rispondere alle nostre numerose curiosità sulla struttura e sul funzionamento dell’importante organismo comunitario in cui svolge il suo operato.
Quindi, siamo stati invitati a un pranzo durante il quale abbiamo condiviso un momento meno formale con i parlamentari: alcuni si sono offerti di rispondere alle nostre domande mentre altri ce ne facevano, spinti da un reale interesse per noi e le nostre storie.

Sparita l’ansia del primo incontro e con le pance belle piene, ci siamo impegnati nelle cose serie: la conferenza! Devo confessare (io che ora scrivo di questa circostanza unica) che partivo un po’ pessimista, pensavo senza volerlo che i parlamentari avrebbero dato poco peso alle nostre domande o ai nostri suggerimenti, che non avrebbero risposto con franchezza e si sarebbero limitati a trattare solo gli argomenti di loro interesse. Ma mi sono dovuta ricredere, perché i loro sono stati interventi pertinenti, approfonditi e diversificati - esattamente come l’evento prometteva.

Dopo il dibattito, coloro che lo desideravano hanno contribuito a elaborare una dichiarazione riassuntiva dei propositi e delle idee più significativi emersi dalle discussioni.

Ma ecco la testimonianza di una ragazza partecipante al forum:
"Avevo il profondo desiderio di esprimermi in quanto giovane davanti ai membri dell’Assemblea parlamentare paritaria venuti da 187 paesi europei, africani e pacifico-caraibici per presenziare a questo summit.

Essendo io stesso figlia e nipote di donne migranti, fuggite dal loro paese di origine (Burundi e Ruanda) diversi anni fa per evitare una guerra civile e genocida, ero perfettamente in grado di capire la posizione di chi decide di lasciare il proprio paese per ricominciare tutto altrove. E volevo perciò fare sentire la mia voce.

Il simposio ci ha dato la possibilità di affermare il nostro punto di vista e proporre alcune soluzioni rispetto al gravoso problema delle migrazioni.  Abbiamo ribadito che l’educazione, la creazione di posti di lavoro e il potenziamento dei servizi alla popolazione sono i presupposti fondamentali per risolvere la crisi migratoria, così come individuare e contrastare i principali fattori che determinano gli spostamenti in massa di intere popolazioni. Uno di questi è il cambiamento climatico. Facendo sentire la nostra voce abbiamo lanciato un appello, trascritto poi nella Dichiarazione conclusiva del Forum.

Le nostre riflessioni sono state quindi condivise e ascoltate  dai rappresentanti dei diversi paesi, che incoraggiano lo sforzo e il coinvolgimento dei giovani nelle iniziative politiche".

Per i giovani e dai giovani: ecco un’iniziativa che merita di essere conosciuta! Come partecipante, penso che nessun giovane presente all’evento avesse motivo di rifiutare di manifestare le proprie idee. Credo che nessun giovane si potesse e dovesse lasciar sfuggire l’occasione di rafforzare i legami di solidarietà internazionale.

La ACP-YPN e la Youth Conference sono dunque mezzi a disposizione di coloro che sono nati in condizioni svantaggiate per mettere piede in un mondo elitista. Sono esperienze in cui immergersi per dare un volto umano a istituzioni come il Parlamento europeo, incontrando coloro che lo compongono: Kozelj, i deputati e quanti si sono impegnati per farci sentire benvenuti e ascoltati. Sono, infine, luoghi in cui incontrare persone che segnano il nostro tempo con i loro discorsi e le loro azioni.

Se scrivo oggi a voi è con un unico obiettivo: condividere e scambiare la mia esperienza con la vostra. E incoraggiarvi a fare: benché il forum si sia chiuso, il dibattito che lo ha animato ancora non lo è.


Nora Urriagli
Traduzione: Patricia Flament


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