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Ambiente
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16/07/2019, 18:45

clima, caritas, youngcaritas, germania, giovani, ambiente



Affrontare-i-temi-ambientali-con-una-prospettiva-sempre-più-ampia
Affrontare-i-temi-ambientali-con-una-prospettiva-sempre-più-ampia


 Un progetto di Young Caritas per approfondire a livello europeo le tematiche dei cambiamenti climatici.



Negli ultimi mesi temi come ambiente ed Europasono stati molto discussi dall’opinione pubblica. L’interesse per il clima e laprotezione dell’ambiente è notevolmente cresciuto a partire dagli scioperiiniziati dalla sedicenne svedese, Greta Thunberg, fino alla nascita ediffusione del movimento internazionale "FridaysForFuture"; d’Europa, invece,ne parliamo spesso: un po’ perché è il territorio su cui camminiamoquotidianamente, un po’ perché il 26 maggio di quest’anno si sono tenute leelezioni europee.

In questo scenario si colloca l’esperienzaproposta da YoungCaritas Deutschland, dal 13 al 16 giugno, durante laquale otto ragazzi di YoungCaritas Europa hanno partecipato al progetto "ActionMeeting" a Lenzkirch-Kappel, nella Foresta Nera (Germania). Un progetto chenasce non solo per sensibilizzare i giovani ai temi del clima e dell’ambiente,ma anche per consentire lo scambio di idee e opinioni appartenenti a ragazzi didiverse zone dell’Europa.

Tra le associazioni aderenti compare anche YoungCaritasBolzano, a cui mi sono affidata per partecipare al progetto assieme adaltri ragazzi/e provenienti dal Nord Est d’Italia. Dopo sei ore di bus e unaprima giornata di presentazioni, il secondo giorno è stato propedeutico almomento d’azione, obiettivo ultimo dell’esperienza. Suddivisi in gruppitematici, inerenti alle questioni climatiche, e composti da giovani provenientidalla Francia, Lussemburgo, Italia e Germania, abbiamo cercato di individuarealcuni punti dall’inquinamento alla disinformazione, su cui ragionare, cercaredi agire e trovare delle soluzioni. Così, dopo un’intera giornata di dibattitiall’interno della Haus Sonneck, la nostra casa per tre giorni vicina allaSchwarzwald, siamo andati per le strade dei paesi vicini a sensibilizzare ipassanti su alcuni dei punti principali emersi il giorno prima. Quiz, video,interviste, scritte sulla strada, laboratori... ogni gruppo ha trovato un mododiverso per catturare l’interesse della gente e per essere ricordato, almenoper un po’, tra le cose che succedono nell’arco di una giornata.

Al termine dei tre giorni non posso affermare diaver risolto i problemi legati all’ambiente, ma posso dire di aver visto che cisono persone intenzionate a cambiare l’andamento degli eventi. Se non siconsidererà la specie umana al pari degli altri esseri viventi e se non ci siricorderà dell’importanza del confronto e del rispetto verso le idee enecessità altrui, non sarà possibile andare molto lontano.   


Valentina Angeli
24/06/2019, 16:45

Kenya, WWF, ecologia,



Africa.-A-tutto-biogas
Africa.-A-tutto-biogas


 In Kenya si fanno esperimenti sempre più innovativi e sempre più funzionali alla salvaguardia dell’ambiente. Gli ultimi prevedono l’utilizzo del biogas come fonte energetica per luci e cucine.



Il Kenya è un paese particolarmente attento all’ambiente. A Nairobi ha sede l’Agenzia delle Nazioni Unite UNEP. Il governo del Kenya, tra una miriade di politicanti, ha avuto tra le sue fila Wangari Maathai, già Viceministro all’Ambiente nonché primo Premio Nobel per la Pace donna. Insomma, il paese è un laboratorio a cielo aperto. Ora, grazie alle stufe di biogas finanziate dall’8x1000 della Chiesa Valdese costruite in due altipiani (Laikipia e Nyandarwa) nei pressi del Monte Kenya, è possibile creare energia con zero inquinamento

Ogni famiglia di etnia Kikuyu (la maggior etnia del Kenya che esprime anche il presidente Kenyatta) ma non solo ha, in zona rurale, come minimo 2 vacche in stalla che producono almeno 20 kg di letame al giorno. I contadini lo prelevano e lo miscelano con 20 litri di acqua. Questo composto viene introdotto in una cisterna biodigestore posta sotto terra (se in cemento) o per terra (se in plastica). Il liquame fermenta! Si estrae il giorno stesso il gas in grado di servire appieno un’abitazione e, quindi, la cucina con tanto di fiamma azzurra e la lampada a gas fornendo luce sufficiente per permettere ai giovani di studiare dopo cena o agli adulti di svolgere faccende domestiche mentre le donne cucinano senza più fumo da combustione.

L’impianto può essere di dimensioni maggiori  e, quindi, esteso a più case o baracche che forniranno, ognuna in quota parte, il letame delle proprie mucche o capre o... di produzione umana con un collegamento diretto wc - cisterna. Il letame degassificato è un ottimo concime per l’orto ed ecco realizzata appieno l’economia circolare: letame - gas - fertilizzante - orto - cibo - letame. Lo stato solido si mescola con lo stato liquido dal quale si estrae quello gassoso. 

Il progetto è realizzato da Tree is Life, una cbo (community based organization) della Diocesi di Nyahururu. La minuscola organizzazione opera con l’ong (organizzazione non governativa) delle Acli Trentine denominata Ipsia (Istituto Pace Sviluppo Innovazione Acli) che è presieduta dall’ingegnere ambientale ed esperto in cooperazione internazionale Giuliano Rizzi. Ebbene, Tree is Life e Ipsia avevano vinto in passato diversi premi e riconoscimenti statali grazie alla forte impronta innovativa per l’ambiente e furono addirittura ricevuti da Papa Francesco.

Sin qui a est del Monte Kenya. A nord il carcere di Meru s’è spinto ancora più in là sperimentando un biogas industriale dalle feci delle acque nere del penitenziario. La cosa permette l’illuminazione di tutte le aree comuni del penitenziario oltre al funzionamento di una cucina di dimensioni alberghiere (2.000 persone). In città già gira una battuta: "occhio che il sindaco ti vuole dentro; ha bisogno del tuo intestino per far funzionare il gassificatore!". Quest’ultimo, infatti, battute a parte, funziona proprio come un apparato digerente e nel giro di sole due ore è già in grado di produrre gas. Viene così risparmiata una quantità straordinaria di legname che, a sua volta, assorbe CO2 e produce ossigeno.

Gli stessi impianti sostenuti dalla Chiesa Valdese non vanno solo con le acque nere ma, da poco tempo, anche con gli scarti di cucina. In particolare: arance, avogado e bucce di banana. Triturando il tutto esce un succo ricco di metano che convogliato in una cisterna di plastica sotto serra, al fine di aumentare riscaldamento e conseguente gassificazione, può dare un’eccellente fiamma per cucinare e illuminare.  Così facendo si superano i retaggi culturali, non sempre facili da bypassare, che associano gas ed escrementi e relativa diffidenza che il metano prodotto non vada ad inquinare a sua volta il cibo.

Una tecnologia, quella del biogas, che ha recentemente vinto (giugno 2019) il "WWF youth award"! Una giovane imprenditrice camerunese - Monique Ntumngi - è stata premiata a Mombasa perchè ha fondato un movimento denominato "Ragazze verdi" formando più di 800 donne di 23 comunità diverse con l’installazione di 3000 impianti di biogas. Una vera e propria centrale atomica che ha combinato sviluppo sostenibile ed empowerment femminile.


Fabio Pipinato
21/06/2019, 18:01

magritte, rappresentazione, foucault, pittura, dipinto



L’insanabile-distanza-tra-realtà-e-rappresentazione---Foucault-interpreta-Magritte


 Cogliere la rete di similitudini può aiutare ad avere una visione più elastica e, nel migliore dei casi, a colmare (senza annullare) lo scacco dell’individualità.



Il filosofo con cui Magritte intrattenne più rapporti fu Foucault, che scrisse nel 1973 "Questa non è una pipa", un saggio sul pittore. Con questo scritto Foucault evidenziò alcuni aspetti importanti delle implicazioni figurative e filosofiche nella ricerca artistica di Magritte. È interessante notare che una produzione artistica che viene spesso considerata molto semplice e diretta, nasconda in realtà una visione molto specifica delle cose e della loro interpretazione.

Il bar delle Folies-Bergère, Édouard Manet, 1881-1882

Donna alla finestra, Caspar David Friedrich, 1822

Foucault afferma che il fatto che una figura dipinta somigli a una figura del mondo reale basta perché s’insinui nel gioco della pittura un enunciato banale: "Ciò che vedete è questo". Nel dipinto "Il bar delle Folies-Bergére" di Manet, ad esempio, la rappresentazione è coerente con il titolo, così come in "Donna alla finestra" di Friedrich. In entrambi i quadri i soggetti sono riconoscibili dall’osservatore, che può affermare con certezza che quello che vede è proprio un locale o una donna alla finestra.

Composizione VIII,  Vasilij Kandinskij, 1923 

A infrangere questo automatismo ha provveduto l’arte astratta, alla quale Foucault si riferisce facendo il nome di Kandinskij. I suoi quadri si incentrano non su oggetti del mondo esterno immediatamente riconoscibili, bensì su forme geometriche, linee, macchie, colori, oppure sul gesto stesso dell’esecuzione. In "Composizione VIII" l’osservatore non è sicuro di ciò che vede e può solo fare delle ipotesi su quale sia il vero soggetto della rappresentazione. Kandinskij ha dunque congedato in un gesto sovrano e unico la vecchia equivalenza tra somiglianza e affermazione: ha liberato la pittura dall’una e dall’altra. 

Golconda, Renè Magritte, 1953

Renè Magritte sembra porsi in controtendenza rispetto a innovatori come Kandinskij: la sua pittura sembra, più di ogni altra, legata all’esattezza delle somiglianze.Come potevamo confermare che la donna nel quadro di Friedrich era proprio una donna, ancora più facilmente riconosciamo la natura umana dei soggetti di Golconda, che sembrano ripetuti in serie. 

In realtà Magritte scardina l’equivalenza tra il fatto della somiglianza e l’affermazione di un legame rappresentativo. La pittura di Magritte infatti mantiene solo in apparenza uno stretto rapporto con la mimesi dell’oggetto: il pittore si impegna ad impedire in maniera sistematica la definizione immediata e la visione abitudinaria di quel che viene mostrato nel quadro. Lo scopo è quello di disingannare l’occhio dello spettatore, liberandolo dalla pigrizia di ogni percezione automatica. Magritte raggiunge il suo obiettivo con due espedienti: l’atmosfera misteriosa che caratterizza le sue opere e l’ambiguità dei titoli.L’atmosfera è misteriosa perché il dipinto è allo stesso tempo familiare per le figure che mette in scena e insolito per la giustapposizione di oggetti e ambientazioni. I titoli sono scelti in modo tale che l’osservatore non riesca a collocare i quadri in una regione familiare che l’automatismo del pensiero non mancherebbe di richiamare alla mente. Anche quando sembra esserci corrispondenza tra il titolo e il soggetto del dipinto, altri particolari intervengono a complicare le cose. 

L’arte della conversazione, Renè Magritte, 1963

Lo mostra ad esempio L’arte della conversazione: si riconoscono due minuscoli personaggi intenti forse a conversare, che occupano però un ruolo marginale nel quadro. Il soggetto principale sembra piuttosto essere la parete di blocchi di pietra che s’innalza presso di loro. Alla base della parete, alcuni di questi blocchi formano il vocabolo rêve (sogno). 

La pittura, quindi, non può instaurare rapporti di somiglianza tra segni pittorici e mondo reale. Scrive Magritte: "Le cose non hanno somiglianze tra loro, hanno o non hanno delle similitudini. Spetta soltanto al pensiero di essere somigliante. Esso somiglia essendo ciò che vede, intende o conosce, esso diventa ciò che il mondo gli offre". Si tratta di un passo tratto da una lettera indirizzata a Foucault. In essa Magritte sostiene che non andrebbero confusi i due concetti di somiglianza e similitudine, che il filosofo utilizza indifferentemente in Le parole e le cose (1966).
Con la sua lettera Magritte sembra inserirsi nel dibattito semiotico sull’iconismo che si accese negli anni sessanta e settanta del novecento. Si opponevano iconisti, tra cui Tomàs Maldonado, e iconoclasti, tra cui molti semiologi, come Umberto Eco e Algirdas Greimas. Gli iconoclasti sostenevano la sostanziale naturalità del rapporto di somiglianza tra immagini e oggetti rappresentati, mentre gli iconisti facevano leva sulla componenteculturale e convenzionale di questo rapporto. La somiglianza, fino a Peirce e oltre, è considerata una relazione tra due (o più) oggetti che condividono una proprietà. A riguardo, Umberto Eco metteva in dubbio il concetto di somiglianza e preferiva parlare di regole per la produzione di similarità, avvicinandosi al pensiero di Magritte.

Decalcomania, Renè Magritte, 1966

Magritte riteneva che un’immagine dipinta avesse solo similitudini possibili con aspetti del mondo visibile. Foucault nota che ci sono opere del pittore belga in cui la similitudine viene utilizzata contro la somiglianza. 

Un esempio è Decalcomania: sul lato sinistro c’è un uomo, visto di spalle, mentre osserva un paesaggio; a destra, una tenda rossa dovrebbe occultare per intero tale paesaggio, ma a sorpresa lo rende in parte visibile, perché presenta un ampio ritaglio che corrisponde esattamente alla figura dell’uomo. Questa, afferma il filosofo, è l’opera in cui meglio "... si coglie il privilegio della similitudine sulla somiglianza: questa dà da riconoscere ciò che è ben visibile, mentre la similitudine dà da vedere ciò che gli oggetti riconoscibili, le silhouettes familiari, nascondono, impediscono di vedere."

Concludendo, la pittura di Magritte si fonda su un’insanabile distanza tra realtà e rappresentazione: la realtà è una dimensione che può essere raggiunta solo dal pensiero, mentre la rappresentazione è un mondo a parte, chiuso in una rete di similitudini che possono solo tentare di indagare il mondo (in quanto inconoscibile) ma non possono emularlo. Quello di Magritte non è soltanto un discorso sull’arte, ma sul mondo: la realtà è complessa e nel tentativo di emularla irrompono delle complicanze che non possono essere trascurate.Va sempre considerata la presenza di una distanza, di uno scarto, tra quello che percepiamo e quello che possiamo trasmettere a riguardo. 

L’emulazione (intesa come somiglianza) risulta impossibile: è incomunicabile la nostra visione della realtà nella sua essenza. Cogliere la rete di similitudini può aiutare ad avere una visione più elastica e, nel migliore dei casi, a colmare (senza annullare) lo scacco dell’individualità.

Bibliografia 

Foucault, M., Questa non è una pipa, 1973
Marmo, C., Segni, linguaggi e testi. Semiotica per la comunicazione, 2014


Chiara Taiariol



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