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28/08/2018, 17:01

Dolomiti Pride, MIT, Movimento Identit Transessuale, Ugo Rossi, Provincia Autonoma di Trento, transessualit



Il-favoloso-orgoglio-“altro”-di-Porpora-Marcasciano


 Porpora Marscasciano è stata ed è una delle maggiori rappresentanti della comunità LGBTQI italiana. L’attivista e scrittrice è stata a Trento in occasione del Dolomiti Pride. E ha dimostrato al suo pubblico cosa significhi essere favolosamente unici.



Flashback allo scorso 15 maggio, a Trento. Il Collettivo Transfemminista Queer Trento ha organizzato unevento in preparazione del Dolomiti Pride: un incontro Porpora Marcasciano. Figura di spicco della comunitàLGBTQI italiana presidente onoraria del MIT - Movimento Identità Transessuale, Porpora ha presentato duesuoi libri (L’Antologaia e L’Aurora delle trans cattive) durante un aperitivo intimo e informale. L’occasione èstata il modo attraverso cui il pubblico ha potuto fare la conoscenza di una testimone della mobilitazionegiovanile e del cambiamento politico-culturale al quale l’Italia è andata incontro dagli anni Sessanta in poi. 

Io sono stata ancora più fortunata degli altri, perché Porpora ha trovato il tempo per questo confronto a tuper tu. La incontro nel retro del teatro che ospita la sua presentazione, straordinaria nei suoi pantaloni dieco-pelle nera e orgogliosa di esibire una spilla del movimento Black Lives Matter. Mi comincia a elencare lesue esperienze, con una voce e un atteggiamento imbevuti di quella carica emotiva tipica di chi rivive imomenti segnanti della propria vita. Momenti che si sono ripetuti nell’esistenza di molti altri suoi coetanei econoscenti: il percorso esistenziale di Porpora è infatti individuale e collettivo al tempo stesso, è la storia diindividui che non aderiscono a stereotipi sociali e che perciò hanno sopportato violenze, repressioni edisconoscimento pubblico. 

La mia interlocutrice, però, non si crogiola nel vittimismo e nell’autocommiserazione. Dimostra invece lastraordinaria forza di chi non vuole arrendersi a un sistema che toglie voce alle diversità. La sua narrazione,fuori e dentro i libri, è animata da una combattiva "favolosità" - la voglia di vivere e gioire, la necessità dimanifestare in modo creativo la propria rabbia e determinazione, l’unicità del movimento trans. 

Porpora mi racconta che ha preso parte a collettivi e movimenti di carattere politico a partire dagli anniSettanta. La sua prima vera esperienza di attivismo omosessuale è iniziata nel 1978, quando è stata tra ifondatori del collettivo Il Narciso - rinominato Circolo Mario Mieli dopo la fusione del 1983 con il movimento"Fuori". Nel ’79, a seguito di una protesta in piscina, nasce il MIT, ufficializzato solo due anni dopo.

Porpora ha fatto parte del direttivo del Movimento Identità Transessuale sin dall’inizio, ricoprendo diversecariche. Ad oggi, mi dice con un sorriso, è molto contenta e soddisfatta della strada che ha fatto il suomovimento. I servizi che esso offre si sono moltiplicati nel tempo: alle case alloggio si sono aggiunticonsultori, punti di accoglienza per rifugiati transessuali, interventi in carcere e altro ancora. Tutto per darevoce a individui trascurati e spesso maltrattati per la loro alterità. Tutto cercando di affrontare le situazioninegative con un atteggiamento combattivo e positivo, perché - sostiene l’attivista - "ci vuole gioia nel fare lecose, non pesantezza". 

Spostando l’attenzione sulla politica italiana ed europea e sulla situazione dei movimenti militantiinternazionali, Porpora ribadisce che lei e le sue compagne "si sono sempre poste come ricamatrici dirapporti in una rete più grande" perché ottenere risultati concreti che migliorino davvero la vita delle personeesige l’instaurazione di un dialogo trasversale con tutti gli attori sociali

Affascinata e incuriosita da queste riflessioni, le chiedo di spiegarmi nello specifico quali sono gli obiettivi delMIT rispetto alla legislazione nazionale. La risposta che ricevo sottolinea che il Movimento ha già ottenutouna prima grande conquista legislativa (ma anche culturale e sociale): l’approvazione della legge 164 nel1982. La norma riconosce ufficialmente il transessualismo (inteso come consapevolezza di appartenenza aun sesso diverso da quello anatomico) e permette l’adeguamento della condizione biologica alla propriaidentità per mezzo di interventi chirurgici. Prima della legge 164, un soggetto transessuale "non avevaneanche un nome": questo dà la misura di quanto sia stato rivoluzionario l’avvento di tale regolamentazione -che ha un proprio omologo solo in Germania.
 
Tuttavia, dopo questo passo avanti, i successi legislativi per i diritti LGBTQI si sono progressivamentediradati. Passata l’epoca del cambiamento sospinto dai movimenti sociali, le proteste in piazza con le lororivendicazioni sono diminuite, l’attenzione della politica e della società verso i problemi di chi non si identificanella binarietà sessuale e di genere è venuta sempre meno e gli attivisti hanno potuto fare poco. 

Porpora si rammarica, per esempio, che ancora oggi la possibilità di cambiare il proprio nome senza alterareil proprio sesso sia una conquista per lo più giuridica, che ha poco di culturale e sociale. Si dispiace ancheche ci siano due importanti rivendicazioni ancora in sospeso, ossia la legge contro la transofobia e la normaper l’inserimento lavorativo di individui transessuali. Il principale ostacolo alla loro creazione è la mentalità ela politica italiane: per la nostra società e per i nostri rappresentanti, questioni legate all’omosessualità, altransgenderismo, al mondo queer sono scomode. Da qui, la resistenza che le istituzioni contrappongono allapossibilità che esse siano discusse in Parlamento, nei Ministeri, all’interno delle scuole. 

Ma tutto ciò non fa altro che aumentare indifferenza e disinformazione rispetto alla transessualità, la cuicomprensione passa anche e soprattutto attraverso la spiegazione puntuale e veritiera di cosa essa sia, dicosa significhi vivere imprigionati in una condizione che non corrisponde alla propria identità. 


Non mi rimane purtroppo molto tempo per approfondire. La mia chiacchierata con Porpora Marcasciano sta perfinire. Naturale, dunque, che le chieda un’opinione sul Dolomiti Pride e sulle parole di Ugo Rossi [presidentedella Provincia Autonoma di Trento] a commento dell’evento. Lei definisce subito il Pride come "un momentodi rivendicazione che va riempito di contenuti: gioia, favolosità e diritti. È una festa, un punto di arrivo epartenza di una grande collettività". È positivo che la manifestazione si ripeta in quasi ogni città dellaPenisola, poiché essa è uno strumento di sensibilizzazione delle comunità locali e di verifica dei progressifatti dal movimento LGBTQI nei vari territori. Ben venga dunque il Dolomiti Pride.

Ma Porpora muove una critica alla situazione. Per lei, è necessario quanto fondamentale che la comunitàLGBTQI si raduni anche a livello nazionale, organizzando una "giornata dell’orgoglio altro" italiana. Solo cosìla sua esistenza e la sua protesta saranno davvero visibili, inclusive e incisive: "l’Italia è l’unico paese che hatanti Pride che si svolgono nelle diverse città e regioni, ma che non possiede un Pride nazionale" commenta, augurandosi che presto nasca una festa italiana.

Quanto alle accuse di eccessivo "folklore ed esibizionismo" mosse da Rossi alla manifestazione e ai suoianimatori - giudizio che ha portato la Provincia Autonoma di Trento a negare il patrocinio all’evento, Porporaquasi ci ride sopra: mi dice tranquillamente che non bisogna dare tanto peso a opinioni e fatti simili. Sonoposizioni strumentali, assunte per accaparrarsi voti evitando di esporsi in modo chiaro rispetto a questionicontroverse. Sono provocazioni che il popolo del Pride deve intendere e intende come test per la propriaforza, convinzione e capacità di mobilitazione. 

Al termine dell’intervista, Porpora mi invita a unirmi al brindisi che precede l’evento del quale è protagonista. La lascio quindi alla suaserata e alla curiosità delle tante altre persone che, come me, vogliono avere l’occasione di poter parlarecon lei - con una persona capace di fare dell’integrazione uno stile di vita, un’ambasciatrice di realtàtroppo trascurate.


Se potessi (e mi do in realtà il permesso di farlo) esprimere la considerazione che ho fatto dopo averconosciuto e letto Porpora Marcasciano, direi questo: entrare in contatto con il mondo della cosiddettaalterità sessuale e di genere è un’esperienza fondamentale e un modo bellissimo per conoscere quelmondo. È uno strumento di analisi introspettiva, di riflessione sulla propria identità e sul contestosocio-culturale e politico nel quale si vive. È, insomma, un percorso di crescita personale che consiglio atutti. 


Silvia Biasetton e Alice Biagini


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