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03/05/2018, 16:20

viaggi, avventura, culture



8.000-Km-a-piedi:-Pietro-e-la-bellezza-dell’incontro


 Dare voce al proprio fuoco interiore, all’innata spinta verso la libertà e l’incontro, utilizzando solo le proprie risorse. È l’impresa di Pietro Collalti, 20 anni, nato a Roma. “Volevo vivere di avventure. Partire a piedi era la cosa migliore da far



Dare voce al proprio fuoco interiore, all’innataspinta verso la libertà e l’incontro, utilizzando solo le proprie risorse. Èl’impresa di Pietro Collalti, 20 anni, nato a Roma. "Volevo vivere di avventure.Partire a piedi era la cosa migliore da fare per quello che avevo in mente:essere libero e sentirmi cittadino del mondo".

È stata anche una sfida per lui che volevadimostrare prima a se stesso, e poi anche agli altri, che il mondo è un "postoaccogliente, i confini sono solo immaginari e i soldi non possono essere unostacolo".

Una sfida che porta Pietro a percorrere 8.000chilometri in 300 giorni. "Alla fine delle superiori, avevo tante domande evoglia di conoscere. Poi ho visto un film: ’Into the wild’, la storia di unragazzo che per sottrarsi alla routine, dopo la scuola si mette in viaggio. Eho scelto di intraprendere la stessa strada", racconta.

Pietro non ne ha parlato con nessuno fino a pocoprima della partenza. Intanto prendeva informazioni dai blog e dalle pagineFacebook dei viaggiatori. Poi ha avvisato la sua famiglia, che ha accettato nonsenza preoccupazioni la sua scelta, ed è partito.




Nello zaino solo il necessario: tenda, sacco apelo, materassino, fornello, qualche maglietta, due felpe, una giacca e duepantaloni, una macchina fotografica e due libri: "Sulla strada" di J. Kerouac e"L’uomo senza soldi" di M. Boyle. Gli incuriosiscono gli stili di vitaalternativi.

"Dovevo muovermi e dormire senza spendere. Avreifatto l’autostop e chiesto ospitalità: questo mi avrebbe permesso direlazionarmi con più persone." Pietro sostiene che camminare a piedi, inoltre,è un modo lento per stare con se stessi. "La lentezza secondo me èindispensabile, si ha il tempo di pensare e godersi pienamente i luoghi e lepersone."

Era mattina presto, Pietro prende un autobus e sidirige a Ostia. Da qui inizia la sua avventura. "Il mare è stato veramente unpersonaggio chiave in questo mio viaggio, ho cercato sempre di tenermi lungo lacosta perché il semplice fatto di vederlo mi riempiva, mi dava una spinta eanche una sicurezza. Perdermi nell’orizzonte, vedere che non finisce, mi da unsenso di infinito e mi piace", ricorda.

Lazio, Toscana, Liguria e Francia. Poi il giovaneesploratore decide di raggiungere la costa nord della Spagna e attraversa iPirenei. Si dirige in Portogallo, scende in Marocco e corona uno dei suoisogni, fare il barcastop: attende quattro giorni al porto di Agadir e salesulla barca a vela con due ragazzi diretti alle Canarie. "Per me era la primavolta, una delle più belle esperienze di viaggio, anche se a voltepreoccupante: tre giorni di vento e sono stato l’unico a non sentirmi male."

Un’altra esperienza forte è stato un incontro inPortogallo. Faceva l’autostop e si è fermato un furgoncino con una famiglia:oltre al passaggio gli hanno offerto di rimanere con loro per tutto il loroviaggio. "Non mi aspettavo questa accoglienza, dopo dieci minuti mi hannochiesto di restare. Un bel segno."




Capita spesso lungo il cammino, dopo un passaggioo l’ospitalità, che la gente offra a Pietro dei soldi per proseguire ilviaggio: "Sebbene volessi farcela da solo, non potevo rifiutare, il dono venivatroppo dal cuore". L’avventura del giovane viaggiatore sicuramente avràrisvegliato desideri ormai remoti nelle persone che lo incontrano e lo aiutano:"Qualcuno me lo ha rivelato, una sorta di invidia col sorriso".

Pietro passando dall’Europa all’Africa si imbatteanche in una nuova cultura. Camminando nell’entroterra e attraversando ivillaggi dell’Atlante, il giovane straniero riceve il più grande gesto diapertura. "In un mese e mezzo passati in Marocco avrò dormito cinque notti dasolo. In Europa è più difficile, c’è più diffidenza, ma qui mi accoglievanosenza conoscermi. Ho incontrato l’ospitalità più incondizionata di persone concui a volte non si riusciva nemmeno a comunicare a causa della lingua. Mi hannodetto che per la loro religione è centrale aprire le braccia allo straniero."

Puoi anche leggere libri di avventure, ma finchénon vivi certe cose non ci credi. Pietro confessa che innanzitutto non avrebbemai pensato di incontrare tanta "bontà d’animo". Poi ha sperimentato che perviaggiare non servono tanti soldi. "Fare esperienze non costa; anzi, attraversoil contatto umano ti arriva molto di più."



Dopo circa dieci mesi di viaggi e incontri,annotati sulla pagina facebook ’backpackerdaybyday", Pietro si sente "pieno eappagato" e torna a casa (con un aereo low-cost, certamente) felice anche dirivedere la sua famiglia.

"Non ho scelto già un percorso che possa segnaretutta la mia vita, ancora ho troppa voglia di fare nuove esperienze. Prima dibuttarmi totalmente su una strada penso che farò passare ancora qualche anno",rivela il cittadino del mondo.

Barbara Ranghelli









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